Ultimo affitto pagato.
La prima novità di cui accennavo nel post di qualche giorno fa si riferisce a questo: dopo quattro anni nella stessa casa, il contratto si chiude e un capitolo importante della mia vita si avvia a conclusione. Una convivenza tra studenti, io e "le mie coinquiline", quattro persone poco più che ventenni che non avrebbero mai creduto possibile di poter durare tanto in quella casa.
Settembre sarà l'ultimo mese in quelle mura che tanto mi han regalato e che mi han visto cambiare più velocemente di un esperimento Seven Up.
Non è ancora tempo di post strappalacrime, che penso occuperanno uno spazio variabile tra gli zero e i quattro post, a seconda della voglia. Perché ci sarebbe tanto da dire e sarebbe riduttivo farlo in coda alla notizia. Quello che è certo è che non sarà facile dare l'ultimo giro di chiave - rigorosamente al contrario.
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martedì 24 luglio 2012
martedì 4 maggio 2010
CONVIVENZA
No, non vado a convivere col mio ragazzo. Magara.
Riflettevo semplicemente sul fatto che, potenzialmente, la mia convivenza milanese con le tre coinquiline - di cui non ho mai eccessivamente parlato sul blog (mai sottovalutare la potenza di Google) - potrebbe essermi d'aiuto in un'ipotetica futura convivenza affettiva. Lo so, sono contesti diversi, da qui a cinque anni non mi ci vedo a ruttare a tavola (anche se...), pulire la camera una volta al mese (anche se...) e guardare telefilm fino alle 2 di notte (no, potrebbe uccidermi per molto meno). Tuttavia alcune cose si imparano solo dall'esperienza della convivenza prolungata: la pazienza, la capacità di aspettare l'altro/a e in qualche modo coordinarsi per fare le cose assieme. E' una sorta di famiglia obbligata, in cui non si ha nè si deve provare una qualsivoglia forma di affetto per gli altri.
Che poi l'affetto, per forza di cose, si crea. Nasce, aumenta, diminuisce, passa e si trasforma giorno per giorno, a seconda degli avvenimenti. Ciò che non si deve sottovalutare, però, sono gli equilibri. In questa casa, ad esempio, tolti io e la mia amica-di-una-vita, i rapporti tra le restanti due coinquiline sono talmente particolari e indescrivibili che in confronto la Guerra Fredda tra Stati Uniti e Russia era un broncio di una settimana. Non si sopportano, ma niente è palese. Sorrisi educati, frasi di circostanza, ma nessuna delle due si fa pregare per parlare male dell'altra alla prima occasione utile. E' meraviglioso e così splendidamente femminile che mi fa tanto sentire Gossip Girl, visto che raccolgo un po' le confidenze di entrambe senza schierarmi nettamente (ma la mia preferenza, è ovvio, ce l'ho, siamo umani anche noi AlfonsiSignorini).
L'unica cosa che mi perplime e lascia un margine di pericolo in questo tipo di convivenze è la fuga di notizie. Dovete capire che è infatti il gioco preferito di ogni studente fuori sede raccontare a colleghi universitari, amici o semplici conoscenti, persone che si incontrano per la prima volta o cassiere del supermercato le abitudini più intime dei propri coinquilini. Suppongo abbia una funzione normalizzante, quella di far capire che, se in casa si è i più normali, si è particolarmente degni di attenzione nel contesto universitario. Capita così che, quando il compagno d'università entra in casa, sappia sui tuoi coinquilini più di quanto sanno i relativi genitori, o che, quando qualche coinquilino invita amici a cena, si cerchi di presentarsi nel modo migliore possibile risultando più fasulli e costruiti di quanto si farebbe in una cena coi suoceri.
Riflettevo semplicemente sul fatto che, potenzialmente, la mia convivenza milanese con le tre coinquiline - di cui non ho mai eccessivamente parlato sul blog (mai sottovalutare la potenza di Google) - potrebbe essermi d'aiuto in un'ipotetica futura convivenza affettiva. Lo so, sono contesti diversi, da qui a cinque anni non mi ci vedo a ruttare a tavola (anche se...), pulire la camera una volta al mese (anche se...) e guardare telefilm fino alle 2 di notte (no, potrebbe uccidermi per molto meno). Tuttavia alcune cose si imparano solo dall'esperienza della convivenza prolungata: la pazienza, la capacità di aspettare l'altro/a e in qualche modo coordinarsi per fare le cose assieme. E' una sorta di famiglia obbligata, in cui non si ha nè si deve provare una qualsivoglia forma di affetto per gli altri.
Che poi l'affetto, per forza di cose, si crea. Nasce, aumenta, diminuisce, passa e si trasforma giorno per giorno, a seconda degli avvenimenti. Ciò che non si deve sottovalutare, però, sono gli equilibri. In questa casa, ad esempio, tolti io e la mia amica-di-una-vita, i rapporti tra le restanti due coinquiline sono talmente particolari e indescrivibili che in confronto la Guerra Fredda tra Stati Uniti e Russia era un broncio di una settimana. Non si sopportano, ma niente è palese. Sorrisi educati, frasi di circostanza, ma nessuna delle due si fa pregare per parlare male dell'altra alla prima occasione utile. E' meraviglioso e così splendidamente femminile che mi fa tanto sentire Gossip Girl, visto che raccolgo un po' le confidenze di entrambe senza schierarmi nettamente (ma la mia preferenza, è ovvio, ce l'ho, siamo umani anche noi AlfonsiSignorini).
L'unica cosa che mi perplime e lascia un margine di pericolo in questo tipo di convivenze è la fuga di notizie. Dovete capire che è infatti il gioco preferito di ogni studente fuori sede raccontare a colleghi universitari, amici o semplici conoscenti, persone che si incontrano per la prima volta o cassiere del supermercato le abitudini più intime dei propri coinquilini. Suppongo abbia una funzione normalizzante, quella di far capire che, se in casa si è i più normali, si è particolarmente degni di attenzione nel contesto universitario. Capita così che, quando il compagno d'università entra in casa, sappia sui tuoi coinquilini più di quanto sanno i relativi genitori, o che, quando qualche coinquilino invita amici a cena, si cerchi di presentarsi nel modo migliore possibile risultando più fasulli e costruiti di quanto si farebbe in una cena coi suoceri.
domenica 21 marzo 2010
PULIZIE DI PRIMAVERA
Mai titolo fu più azzeccato. Finalmente ho pulito questo ceppo virale in cui (soprav)vivo durante la settimana. Con l'aiuto di un aspirapolvere, una scopa, una confezione famiglia di swiffer, la trappola dei Ghostbuster, otto cani da tartufo e Amadeus, sono riuscito a stanare tutta la polvere presente in camera.
Sorvolerei sul bagno, per decenza. Ho dovuto implorare personalmente il Bref, l'Ajax e il Viakal di depositarsi su quelle superfici lerce promettendogli in cambio bollenti incontri con Mastro Lindo e appassionanti partite a burraco con la nonnina Ace. Ce l'ho fatta, ma ora i prodotti sono esauriti e ufficialmente fuori produzione.
Pulendo lo specchio ho perfino riconosciuto di nuovo la mia immagine riflessa. Ecco, magari di quello si sarebbe fatto tutti volentieri a meno. Ora una persona nella doccia ci sta comoda e non deve chiedere permesso alla famigliola di scarafaggi giganti che l'avevano scelta come casa in montagna. Ora si distingue il wc dal bidet. E dal rubinetto. Ora mi ricordo che abbiamo un pavimento, non la moquette.
Ora questa casa è vivibile. E tale sarà per i prossimi tre mesi.
Pulendo lo specchio ho perfino riconosciuto di nuovo la mia immagine riflessa. Ecco, magari di quello si sarebbe fatto tutti volentieri a meno. Ora una persona nella doccia ci sta comoda e non deve chiedere permesso alla famigliola di scarafaggi giganti che l'avevano scelta come casa in montagna. Ora si distingue il wc dal bidet. E dal rubinetto. Ora mi ricordo che abbiamo un pavimento, non la moquette.
Ora questa casa è vivibile. E tale sarà per i prossimi tre mesi.
martedì 2 febbraio 2010
GIRASOLI - DAY 1
Partiamo dicendo che il primo titolo di questo post era "Van Gogh mi fa una pippa a due mani", poi ho pensato che avrei ricevuto una leggera invasione dovuta ai metodi di indicizzazione di Google e ho ritenuto opportuno qualcosa di più consono all'argomento.
Fatto sta che la mia coinquilina ha ricevuto come regalo di compleanno questi simpatici "fiori in lattina". Tu apri la lattina, dai da bere, aspetti, e questi fiori (in teoria) crescono.
Dovete sapere che il primo esperimento, con i quadrifogli, è naufragato miseramente, dandoci per risultato un mucchietto d'erba marrone che... che schifo.
Ora ci provo con i girasoli. E dovete sapere che i girasoli sono la pianta (fiore?) preferita/e/i/o/u/y da un tizietto che conosco e a cui voglio un po' di bene. Un po' :)
E allora mettiamoci all'opera.

Questa la lattina contenente terra e semi. Basta aprire la parte superiore esattamente come si farebbe con una lattina di... che ne so, Fanta? Niente di difficile. Il difficile arriva al momento dell'apertura dello sfiatatoio nella parte inferiore. Perchè può capitare di rovesciare mezzo contenuto. Può capitare.

Infine, fase di piantaggio (piantaggio? ma quando mai) dei semi (tra l'altro nominati extra seed, probabilmente ce n'erano già dentro altri e ora cresceranno uno dentro l'altro tipo i gemelli siamesi o le bolle di sapone) e di primo abbeveraggio da parte della coinquilina (per la serie, prenditela tu la responsabilità che io non oso)
Che ne sarà di questo/i girasole/i? Cresceranno rigogliosi o daranno vita a un cespuglietto marroncino tipo le parti intime di Marina Ripa di Meana? Chi vivrà vedrà, questo blog sarà casa degli aggiornamenti in tempo reale :D
Fatto sta che la mia coinquilina ha ricevuto come regalo di compleanno questi simpatici "fiori in lattina". Tu apri la lattina, dai da bere, aspetti, e questi fiori (in teoria) crescono.
Dovete sapere che il primo esperimento, con i quadrifogli, è naufragato miseramente, dandoci per risultato un mucchietto d'erba marrone che... che schifo.
Ora ci provo con i girasoli. E dovete sapere che i girasoli sono la pianta (fiore?) preferita/e/i/o/u/y da un tizietto che conosco e a cui voglio un po' di bene. Un po' :)
E allora mettiamoci all'opera.
Questa la lattina contenente terra e semi. Basta aprire la parte superiore esattamente come si farebbe con una lattina di... che ne so, Fanta? Niente di difficile. Il difficile arriva al momento dell'apertura dello sfiatatoio nella parte inferiore. Perchè può capitare di rovesciare mezzo contenuto. Può capitare.
Infine, fase di piantaggio (piantaggio? ma quando mai) dei semi (tra l'altro nominati extra seed, probabilmente ce n'erano già dentro altri e ora cresceranno uno dentro l'altro tipo i gemelli siamesi o le bolle di sapone) e di primo abbeveraggio da parte della coinquilina (per la serie, prenditela tu la responsabilità che io non oso)
Che ne sarà di questo/i girasole/i? Cresceranno rigogliosi o daranno vita a un cespuglietto marroncino tipo le parti intime di Marina Ripa di Meana? Chi vivrà vedrà, questo blog sarà casa degli aggiornamenti in tempo reale :D
giovedì 5 novembre 2009
SURPRISE SURPRISE
Sono riuscito ad ottenere i due biglietti per X Factor all'ultimo momento (martedì sera, per intenderci), alchè l'ho convinto a passare il mercoledì notte a Milano - dove ho la casa - per stare un po' assieme. Sempre andando avanti a scuse, sono riuscito anche a strappare la possibilità di andare con la sua macchina (che ci sarebbe poi servita per arrivare fino a Via Mecenate).
Abbiamo così fatto l'aperitivo con Fede, un mio compagno di università [gay] in modo che i due finalmente si potessero conoscere (e inutile dire che sono stato allegramente bersagliato da entrambi per tutta l'ora di aperitivo). Per fortuna Fede è stato un buon attore e mi ha aiutato nella seconda fase del piano: saremmo dovuti andare a recuperare per lui un libro a una decina di minuti di macchina da lì. Per farla breve Seba non ha sospettato niente e mai, nè quando ho chiamato il tizio dei biglietti per dire che saremmo arrivati con 10 minuti di ritardo, nè quando siamo arrivati davanti a un camion Rai. "Ti aspetto qui mentre prendi il libro?". Adorabile, avrei potuto trascinarlo fino allo studio di X Factor senza che capisse dove l'avevo portato.
"Te l'avevo detto che stasera ci guadavamo X Factor assieme" :)
venerdì 23 ottobre 2009
MC DONALD BATTE BURGER KING
Partiamo dalle patatine. Mentre quelle del McDonald (quando sono calde - non bollenti nè tiepide) sono qualcosa di divino, salate al punto giusto, stile "una tira l'altra", quelle di Burger King, per usare un elegante giro di parole, non sanno di un cazzo. Mi era stato detto "quelle di Burger King sanno di patatine". A questo punto io faccio a meno del gusto del tubero e mi fiondo sulla buona plastica di qualità made in McDonald, se questa è l'alternativa. Voglio dire, se volessi il sapore autentico della patata al forno andrei al ristorante, io qui voglio il sapore.
Il panino. Quelli di Mc sono una garanzia; da Burger, essendo la mia prima volta, mi sono buttato sul whopper. Non era male, era effettivamente più grande di un classico panino della concorrenza (ma ciò giustificherebbe al pelo il prezzo più alto), però forse troppo intriso di salsa e dall'aria veramente, veramente malsana. Se mi avessero dato un agnellino appena nato con la foto dei genitori tra le zampine probabilmente mi sarei sentito meno sporco. Capisco che non vado nei fast food per dare un senso alla mia dieta cromatica, però vorrei evitare di mangiare direttamente colesterolo solido.
Anche l'ambiente non m'è piaciuto: du gatti e una corporate image che ricorda forse troppo quella dei cugini famosi. Magari in America è meglio Burger, non mi azzardo a dire di no, ma qui in Italia per me, d'ora in poi, sarà sempre e solo Mc.
E ora, dopo queste rievocazioni di novelle cousine, andrò avanti a insalata per i prossimi 3 giorni.
giovedì 3 settembre 2009
00.07
E stasera mi sento inquieto.
Esame domani, livello di preparazione pesantemente inferiore al 50%. Salvo sgradevoli sorprese slitterò al prossimo lunedì riuscendo nell'impresa in cui riesco meglio: rimandare. Avrò avuto sfiga, stamattina, ma sui quattro compagni di corso incontrati oggi in università, tre erano lì per consegnare la tesi. Si laureano a ottobre, han finito tutti gli esami prima dell'estate, io ne ho ancora tre. Who cares? Sono più indietro di altri, e non è una bella sensazione, per me.
Sono giorni di violenze omofobe, sembra di andare indietro invece di andare avanti. La mia immaginazione (forse) mi ha fatto vedere paura negli occhi di un ragazzo gay, questo pomeriggio in metro. Dove si può arrivare se la nuova società di stampo omofobo (mai punito, in alcuni casi giustificato) spinge per un'ulteriore ghettizzazione dei gay e per una loro vita sempre più nascosta? Da nessuna parte. Come evitarlo? In nessun modo: le associazioni gay fanno schifo, i gay stessi sono divisi in inutili fazioni tipo sinistra/destra, checche/insospettabili, attivi/passivi, dichiarati/nascosti. E tutti sono convinti di essere "la versione giusta" di come un gay dovrebbe essere.
Stanotte dormo da solo, non ne sono mai stato capace e credo non lo sarò mai. Mi spaventa tutto, al buio tutto assume confini più incerti e indefiniti. La razionalità va a puttane, non riesco a prender sonno. Ogni rumore è un dramma, ogni sensazione un incubo. Più razionalmente, mi atterra la solitudine. Non riuscirei mai a dormire da solo. Mi sembra di essere lasciato al mio destino. Consapevolezza continua che da solo non mi basto.
Domani ho un concorso e ho paura. Di perdere, di far brutta figura, di non essere all'altezza delle aspettative di chi verrà a vedermi. Di steccare, di sbagliare qualcosa. Di essere deludente, sì.
Sono stufo di ricredermi sulle persone, sempre in negativo. Di essere convinto di avere trovato un(') amico/a e di trovarmi con un pugno di mosche in mano, con persone false, con approfittatori, con persone che sembrano oro e sono plasticaccia. Che chiede d'esser modellata, tra l'altro. Di essere l'unico che investe in qualcosa che non vale la pena.
Esame domani, livello di preparazione pesantemente inferiore al 50%. Salvo sgradevoli sorprese slitterò al prossimo lunedì riuscendo nell'impresa in cui riesco meglio: rimandare. Avrò avuto sfiga, stamattina, ma sui quattro compagni di corso incontrati oggi in università, tre erano lì per consegnare la tesi. Si laureano a ottobre, han finito tutti gli esami prima dell'estate, io ne ho ancora tre. Who cares? Sono più indietro di altri, e non è una bella sensazione, per me.
Sono giorni di violenze omofobe, sembra di andare indietro invece di andare avanti. La mia immaginazione (forse) mi ha fatto vedere paura negli occhi di un ragazzo gay, questo pomeriggio in metro. Dove si può arrivare se la nuova società di stampo omofobo (mai punito, in alcuni casi giustificato) spinge per un'ulteriore ghettizzazione dei gay e per una loro vita sempre più nascosta? Da nessuna parte. Come evitarlo? In nessun modo: le associazioni gay fanno schifo, i gay stessi sono divisi in inutili fazioni tipo sinistra/destra, checche/insospettabili, attivi/passivi, dichiarati/nascosti. E tutti sono convinti di essere "la versione giusta" di come un gay dovrebbe essere.
Stanotte dormo da solo, non ne sono mai stato capace e credo non lo sarò mai. Mi spaventa tutto, al buio tutto assume confini più incerti e indefiniti. La razionalità va a puttane, non riesco a prender sonno. Ogni rumore è un dramma, ogni sensazione un incubo. Più razionalmente, mi atterra la solitudine. Non riuscirei mai a dormire da solo. Mi sembra di essere lasciato al mio destino. Consapevolezza continua che da solo non mi basto.
Domani ho un concorso e ho paura. Di perdere, di far brutta figura, di non essere all'altezza delle aspettative di chi verrà a vedermi. Di steccare, di sbagliare qualcosa. Di essere deludente, sì.
Sono stufo di ricredermi sulle persone, sempre in negativo. Di essere convinto di avere trovato un(') amico/a e di trovarmi con un pugno di mosche in mano, con persone false, con approfittatori, con persone che sembrano oro e sono plasticaccia. Che chiede d'esser modellata, tra l'altro. Di essere l'unico che investe in qualcosa che non vale la pena.
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sabato 11 luglio 2009
COSE CHE CAMBIANO
Per molti un fallimento d'università potrebbe essere una bocciatura cronica ad un esame, l'andare fuori corso, non riuscire a trovare l'indirizzo adatto alle proprie capacità, trovare un corso ostico. Per me non è propriamente così. Intendiamoci, non stapperei lo champagne in nessuno di quei casi, ma solo qualche sera fa ho realizzato quello che per me è un fallimento propriamente detto.
Se penso che in tre anni di università le persone con cui ho legato e con cui ho passato i primi meravigliosi anni, per un motivo o per un altro, non ci sono più, mi prende male. Uno, il ragazzo trascinatore che legava il gruppo se ne è andato poco dopo l'inizio del secondo anno. Non ce la faceva, non aveva voglia di studiare, aveva trovato un lavoretto, dopo qualche esperienza da Mac Donald's e simili. Per me questa partenza è stata devastante; non so perchè, forse sentivo che si sarebbe rotto qualcosa. Non sapeva neanche di me, non era una forte amicizia; semplicemente con lui tramontava il periodo bello dell'università.
Mamma mia, sembra paurosamente un post di River fino ad ora. Me ne scuso.
Tolto lui, rimaneva un gruppo di ragazze pronte ad odiarsi, come nella loro natura, per stronzate. O motivi di studio. Una letteralmente ossessionata, chi non aveva la media del 30 non aveva il senso della responsabilità, un'altra più sballata e indietro di mille esami, una via di mezzo particolare, un po' bandierina tra i vari gruppi, altre ragazze minori, già passate alla concorrenza. Motivi di lavoro, di corsi a scelta ci hanno diviso definitivamente, fino ad arrivare ad oggi, dove nell'ultimo mese ho sentito solo una di loro, per parlare della sua tesi di laurea.
Per me questo è un fallimento. Non so loro, ma ho investito molto sentimentalmente. A metà di quest'anno ho provato a chiarirglielo: sembrava di avere ottenuto qualcosa, ma si è spento in un amen. Certo, per ogni persona persa ce n'è un'altra fantastica che arriva. Ma non è quello il punto.
Sostanzialmente mi spiace e mi devasta il tempo che passa, la sensazione inarrestabile del cambiamento delle persone, delle strade che, volenti o nolenti, si devono dividere.
Il problema è che il tempo passa, le persone pure e restano solo i ricordi. E per quanto sia ingeneroso incolpare qualcuno di non volerli tenere vivi, pare assurdo essere condannati ad essere gli unici a preoccuparsene. Tutto qui.
lunedì 6 luglio 2009
POLVERE DI STALLE
Il bagno, appunto. Non lo puliamo da 3 mesi pieni. Mi fa ridere ripensare ad una scena vista di recente a "Cambio Moglie" su Sky in cui una delle protagoniste si lamentava della presenza delle "goccioline" nel rubinetto. Da noi la cosa più pulita sono i capelli. Dubito che le macchie di dentifricio vadano via, credo potremmo spacciarle per una fantasia del lavandino. Polvere ovunque (ma sfido a trovare un posto senza), il tutto a corollario di una doccia che ha più confezioni vuote di bagnoschiuma che piastrelle. Troppo difficile trascinarli fino al cestino della plastica. Anche perchè la differenziata, manco a dirlo, non la facciamo più. Usciamo di notte o di prima mattina a buttare lo sporco, quando la portinaia non c'è e non può controllare.
In cucina le cose non vanno meglio. Una volta ho mangiato un'insalata scaduta da un mese (e non mi è manco successo niente), le date di "preferibile consumazione" non sono propriamente il primo dato che osserviamo. Non per niente, per terra ci sono dei segni neri che, se non sapessi da dove vengono, mi darebbero da pensare che si sia corsa una tappa della Parigi Dakar. Perchè lavare un pavimento che tanto è destinato a sporcarsi in un giorno? Il divano, che ci venne consegnato rosso, ora giace in un angolo inutilizzato, tra macchie marroni e oggetti plastificati che spuntano dalle sue zone buie.
Come potrebbe fare eccezione la camera da letto? Un clochard avrebbe schifo a viverci e preferirebbe un dignitosissimo cartone di Mediaworld. La polvere qui è davvero ovunque. Non so come si riformi, so solo che nel tempo di 48 ore ce n'è più di prima, anche in questo caso l'unica assunzione è "inutile pulire". Gli ammassi sono ovali, dopo essersi annidati sotto i letti hanno invaso la zona-televisione, puntando alla scrivania. Sono densi, grossi, ovali e grigi grigi. Non mi stupirei se ne trovassi uno sul cesso, col giornale aperto e una tazza di caffè, la mattina appena sveglio. Il tappeto nasceva arcobaleno e muore nero. Non ci camminerei a piedi nudi neanche da sonnambulo. La scrivania è inutilizzabile. "Qui studieremo". Sì, un piano per conquistare il mondo: è completamente sommersa da fogli, libri e bottiglie di plastica vuote. Le sedie sono comodi poggia-vestiti. Invernali, tra l'altro. La poltrona non viene mai usata per vedere la tv perchè è a sua volta piena di vestiti, più o meno puliti.
Il tutto è il regno del disordine, anche se per assurdo sappiamo benissimo dove cercare ciò di cui abbiamo bisogno. Raccontato così credo che faccia molto schifo, ma in realtà viverci è fattibile.
E' questione di pigrizia. Non ce la faccio. Se devo lavare i piatti rimando il più possibile. Ho addirittura lasciato due bottiglie di latte semi-piene fuori dal frigo per tre settimane. Quando le ho dovute svuotare, minacciato da tutte e tre (ma la vita con 3 ragazze non sarebbe dovuta essere più 'pulita'?), è uscita una sostanza liquida-trasparente al sapore di fragole e vomito. Il blocco di ciò che era diventata mozzarella, invece, non voleva saperne di lasciare la bottiglia. Tutto nel contenitore della plastica, chiaramente, alle due di notte.
venerdì 6 marzo 2009
LA SOLITUDINE CHE MI MANCHERA'
Ho passato l'intera settimana (da lunedì mattina) completamente solo. Le tre coinquiline, chi per un motivo, chi per un altro (una la do proprio per morta) hanno pensato bene di non passare neanche per sbaglio, mentre il sottoscritto ha alternato levatacce mattutine a giornate d'eremitismo assoluto, mentre fuori imperversava l'uragano Mitch. Domani mattina l'isolamento finirà, senza che mi dispiaccia particolarmente. Questo divano rosso (che evidentemente nasceva come tavolino LIATORP dell'Ikea se no non si spiega la scomodità) ha ormai una conca complementare col mio culo e la mia schiena, l'unico suono che ha echeggiato nelle quattro mura della sala era quello del televisore o del computer e le giornate hanno corso il serio rischio di non distinguersi le une dalle altre. Ma tutto questo mi mancherà, quando settimana prossima il simpatico aneddoto sfrangi palle di una delle tre mi riempirà le orecchie oscurando il daytime di X Factor, o quando gli orari dei tre pasti non potranno essere, giocoforza, sintonizzati sulle 12, 15, 22 e quand'hoffame O'clock. Non sono mai contento...
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