Ultimo affitto pagato.
La prima novità di cui accennavo nel post di qualche giorno fa si riferisce a questo: dopo quattro anni nella stessa casa, il contratto si chiude e un capitolo importante della mia vita si avvia a conclusione. Una convivenza tra studenti, io e "le mie coinquiline", quattro persone poco più che ventenni che non avrebbero mai creduto possibile di poter durare tanto in quella casa.
Settembre sarà l'ultimo mese in quelle mura che tanto mi han regalato e che mi han visto cambiare più velocemente di un esperimento Seven Up.
Non è ancora tempo di post strappalacrime, che penso occuperanno uno spazio variabile tra gli zero e i quattro post, a seconda della voglia. Perché ci sarebbe tanto da dire e sarebbe riduttivo farlo in coda alla notizia. Quello che è certo è che non sarà facile dare l'ultimo giro di chiave - rigorosamente al contrario.
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martedì 24 luglio 2012
venerdì 9 settembre 2011
IMPRESSIONI DI SETTEMBRE
In quest'estate strana di questo anno strano, c'è stato spazio per un breve "momento d'agosto", così come lo intendo io. L'unico mese dell'anno in cui posso dire di sentirmi davvero contento, del tempo, della luce, del sole. I ricordi più belli della mia infanzia, ce li ho in agosto. Al lago. Non ne ho mai fatto mistero con nessuno. E quest'anno, per un po', ho rivissuto certe cose che da tempo non rivivevo. Non c'è stata "la trasferta mensile" che vivevo da piccolo coi miei genitori, non c'è stato il coprifuoco, la festa di Ferragosto, la gente, il tempo, i compiti delle vacanze, no. C'è stata la sensazione, di poter passare qualche giorno - pochi, ovviamente - per intero nel posto in cui sono cresciuto. Sebbene ci stessi un mese all'anno, è il luogo dove mi sembra di essere cresciuto.
La sveglia, la luce dalla finestra, la colazione sul balcone. La piscina, il pranzo in ritardo, l'abbiocco. La piscina, ancora, finché cala il sole. La doccia. E le docce d'agosto (ma anche di luglio, via) sono le più belle dell'anno, perché non hai freddo, uscendo. E ti asciughi velocemente, perché fa caldo e c'è ancora chiaro. E la cena sul balcone, e star fuori fino a tardi. Anche solo per un gelato, anche solo a parlare. Il resto son suggestioni che sono rimaste uguali: le stelle dal terrazzo, le scale, la strada per la piscina, la strada dietro casa di cui avevo paura tornandoci, da piccolo, di notte. Tante altre piccole cose. È durato poco, ma le ho risentite simili.
Anche settembre, il cui arrivo è sempre stato vissuto dal sottoscritto come un disastro di proporzioni cosmiche, l'ho sentito come capitava da piccolo. I primi segnali di fine agosto, le giornate che si accorciano, l'aria troppo fresca dopo una certa ora, l'acqua della piscina leggermente più impegnativa e soprattutto le ghiande sul vialetto di casa, li ho sempre vissuti con uno stress incredibile. Per reggere l'impatto della fine dell'estate ho imparato, negli anni, a cominciare a diluire la sofferenza per questo inevitabile passaggio negli ultimi giorni di agosto e soprattutto nei primi di settembre.
Semplicemente è più forte di me, non ci riesco. Non riesco ad accettare la fine dell'estate, la ripresa del freddo, di tutto l'anno. Che per me è solo uno stringere i denti in attesa dell'arrivo dell'estate successiva.
La sveglia, la luce dalla finestra, la colazione sul balcone. La piscina, il pranzo in ritardo, l'abbiocco. La piscina, ancora, finché cala il sole. La doccia. E le docce d'agosto (ma anche di luglio, via) sono le più belle dell'anno, perché non hai freddo, uscendo. E ti asciughi velocemente, perché fa caldo e c'è ancora chiaro. E la cena sul balcone, e star fuori fino a tardi. Anche solo per un gelato, anche solo a parlare. Il resto son suggestioni che sono rimaste uguali: le stelle dal terrazzo, le scale, la strada per la piscina, la strada dietro casa di cui avevo paura tornandoci, da piccolo, di notte. Tante altre piccole cose. È durato poco, ma le ho risentite simili.
Anche settembre, il cui arrivo è sempre stato vissuto dal sottoscritto come un disastro di proporzioni cosmiche, l'ho sentito come capitava da piccolo. I primi segnali di fine agosto, le giornate che si accorciano, l'aria troppo fresca dopo una certa ora, l'acqua della piscina leggermente più impegnativa e soprattutto le ghiande sul vialetto di casa, li ho sempre vissuti con uno stress incredibile. Per reggere l'impatto della fine dell'estate ho imparato, negli anni, a cominciare a diluire la sofferenza per questo inevitabile passaggio negli ultimi giorni di agosto e soprattutto nei primi di settembre.
Semplicemente è più forte di me, non ci riesco. Non riesco ad accettare la fine dell'estate, la ripresa del freddo, di tutto l'anno. Che per me è solo uno stringere i denti in attesa dell'arrivo dell'estate successiva.
martedì 30 agosto 2011
IL PERDONO /1
Il perdono è un concetto molto cristiano-cattolico, nella nostra cultura. Ci viene insegnato fin da piccoli che per essere perdonati dobbiamo pentirci veramente di ciò che abbiamo fatto, confessare la cosa ottenendo automaticamente l'espiazione totale della colpa. Pensateci, nella confessione cristiana, quella con cui veniamo cresciuti, impariamo che ci si può liberare del peso di ciò che di sbagliato abbiamo fatto periodicamente, con un rituale sempre uguale a se stesso. Si va, ci si "pente davvero", tutto va a posto da solo. La prima confessione - intesa come il sacramento religioso - probabilmente funziona davvero su questo principio. Complice la tensione della prima volta, un bambino di pochi anni ci crede davvero, al reale pentimento. Poi, volta dopo volta, anno dopo anno, tutto perde di significato e credibilità. I peccati - veniali, perché stiam pur sempre parlando di roba cattolica - vengono elencati a mò di lista della spesa, del reale pentimento finisce per non esserci più traccia. Hodettoleparolacce hodisubbeditoaimieigenitori hofattoicapricci nonhostudiato e via dicendo. Infila due parole a casaccio tornando a posto (o non farlo, che cambia?), segui il solito rituale e sarà tutto come se niente fosse successo. Ci vediamo tra qualche mese, meglio se prima di qualche festa comandata.
Questo è il concetto di perdono con il quale cresciamo. Di base, ci viene fatto credere che tutto può essere concesso e perdonato. La disuguaglianza di questa religione, in cui trovo davvero impossibile identificarmi anche sforzandomi, parte dal fatto stesso che la persona non è degna di essere sia perdonabile che perdonante. In quanto peccatori blablabla, solo una figura di riferimento, su cui tuttavia nessuno può questionare, giudice di default, può perdonarci.
Così si cresce senza imparare a perdonare. Ognuno impara quest'arte di straforo, incastonandola nel proprio sistema di valori e nelle proprie abitudini, soprattutto immaginando cosa farebbe in una determinata situazione. Si ascoltano storie altrui e ci si chiede come ci si comporterebbe in prima persona. Nessuno ci insegna cosa significa perdonare e come si può far capire ad una persona cosa significhi essere perdonati, cosa passa per la testa dei due agenti, quello che deve farsi perdonare e quello che deve perdonare.
Io sono sicuro di non essere capace a perdonare. Che è diverso da non perdonare. Non saprei cosa fare, che rassicurazioni chiedere, che promesse far fare. Per come sono fatto, cerco di attenermi ai miei valori andando dritto per la mia strada.
Una persona deve dimostrarmi qualcosa, anche solo per discutere reciprocamente la situazione relativa alla questione perdono.
[continua]
Questo è il concetto di perdono con il quale cresciamo. Di base, ci viene fatto credere che tutto può essere concesso e perdonato. La disuguaglianza di questa religione, in cui trovo davvero impossibile identificarmi anche sforzandomi, parte dal fatto stesso che la persona non è degna di essere sia perdonabile che perdonante. In quanto peccatori blablabla, solo una figura di riferimento, su cui tuttavia nessuno può questionare, giudice di default, può perdonarci.
Così si cresce senza imparare a perdonare. Ognuno impara quest'arte di straforo, incastonandola nel proprio sistema di valori e nelle proprie abitudini, soprattutto immaginando cosa farebbe in una determinata situazione. Si ascoltano storie altrui e ci si chiede come ci si comporterebbe in prima persona. Nessuno ci insegna cosa significa perdonare e come si può far capire ad una persona cosa significhi essere perdonati, cosa passa per la testa dei due agenti, quello che deve farsi perdonare e quello che deve perdonare.
Io sono sicuro di non essere capace a perdonare. Che è diverso da non perdonare. Non saprei cosa fare, che rassicurazioni chiedere, che promesse far fare. Per come sono fatto, cerco di attenermi ai miei valori andando dritto per la mia strada.
Una persona deve dimostrarmi qualcosa, anche solo per discutere reciprocamente la situazione relativa alla questione perdono.
[continua]
mercoledì 12 maggio 2010
VENTITRE
Ma io, in cuor mio, vi pregherei di evitare il post dell'anno scorso. No, davvero, sono stato in grado in poche righe di tirarmi una gufata senza precedenti. Errore che non ripeterò quest'oggi, quindi happy birthday to me, la mia vita va avanti lenta e serena.
Son felice? Sì. Ho tutto quello che potrei chiedere perchè tutto quello che posso chiedere al momento è concentrato in quel metro e sett...anto mi dà tanto non potrebbe giocare in NBA. Non vorrei essere ripetitivo, ma il mio primo pensiero come ogni compleanno va a lui, perchè lui ha la pazienza di sopportarmi e lui mi dà la forza quando viene meno.
Sugli altri fronti alti e bassi. A parte l'argomento censurato di cui quest'anno non si parlerà, le amicizie sono costanti fonti di sollievi e delusioni, di novità e conferme, di crescita personale in un senso o nell'altro. Secondo il consueto teorema del "io ci sarò per sempre" gli amici vanno e vengono, se ne fanno di nuovi e vecchi spariscono, le parole lasciano spazio ai fatti non sempre coerenti, le sorprese, positive o negative, sono sempre dietro l'angolo.
Son fiero di quello che sono, nonostante i momenti di sconforto che sono diventati parte di me e che sempre mi caratterizzeranno. Ho la forza di reagire, ho una corazza usa-e-getta sotto la quale spero si stia formando l'uomo che sarò.
Non ho progetti a breve termine, ma in questo mondo non si può mai sapere, da un giorno all'altro potresti essere un lavoratore, laureAVEVIDETTOCHENONEPARLAVI, cambiare completamente percorso rispetto a quello che ti eri prescelto.
Sugli altri fronti alti e bassi. A parte l'argomento censurato di cui quest'anno non si parlerà, le amicizie sono costanti fonti di sollievi e delusioni, di novità e conferme, di crescita personale in un senso o nell'altro. Secondo il consueto teorema del "io ci sarò per sempre" gli amici vanno e vengono, se ne fanno di nuovi e vecchi spariscono, le parole lasciano spazio ai fatti non sempre coerenti, le sorprese, positive o negative, sono sempre dietro l'angolo.
Son fiero di quello che sono, nonostante i momenti di sconforto che sono diventati parte di me e che sempre mi caratterizzeranno. Ho la forza di reagire, ho una corazza usa-e-getta sotto la quale spero si stia formando l'uomo che sarò.
Non ho progetti a breve termine, ma in questo mondo non si può mai sapere, da un giorno all'altro potresti essere un lavoratore, laureAVEVIDETTOCHENONEPARLAVI, cambiare completamente percorso rispetto a quello che ti eri prescelto.
E se tra un anno anche queste poche certezze dovessero essere venute meno... amen, sarà stata un'altra occasione per crescere. Di imparare, in fondo, non si finisce mai.
Ma comunque sticà, tanti auguri a me.
sabato 27 marzo 2010
FURR
Fondamentalmente non avevamo più il rapporto di una volta. Per me lei non è mai stata reale nel vero senso della parola. Non conoscevo il suo volto, è sempre stata una curiosità mai soddisfatta. Per me lei era una voce. Una voce amica, una voce fastidiosa, una voce di rifugio, una voce di sostegno, una voce invadente, una voce che-davvero-vorrei-sentire-tutti-ma-te-no, una voce che c'è stata tante volte. Senza che lo capissi. La paragonavo a un personaggio di un telefilm, "Quell'uragano di papà" con Tim Allen, il cui protagonista aveva un vicino saggio e consigliere di cui non si vedeva mai la faccia.
Il ricordo più intenso che ho di lei è legato a un episodio di Giugno 2007, quando, solo in un bungalow romano, piangevo disperato perchè mi sentivo preso in giro, ignorato e sottovalutato dalla persona a cui stavo dando tutto - e troppo - me stesso. Lei mi ha tenuto compagnia al telefono, consolandomi ("no, non fare così, mamma mia Ale, sentirti così mi ammazza, ti prego calmati, respira") e preoccupandosi per me come una seconda mamma.
Mi è stata vicina anche durante il coming out coi miei. Quando avevamo finito di parlare di *lavoro* si accertava della situazione coi miei genitori, mi dava consigli e mi faceva capire quale fosse il punto di vista di una madre nei confronti delle preoccupazioni che si provavano per un figlio.
Quando non riuscivo a dormire ed ero solo in casa, non stentava a tenermi compagnia fino ad oltre le tre, distraendomi o, su mia sollecitazione, spiegandomi che non avevo proprio niente da temere. Ecco, vorrei quello. Vorrei non avere paura di non riuscire di nuovo ad addormentarmi, vorrei parlare di stronzate per ore e ore distraendomi e dandoci l'importanza che non meritano.
Perchè glielo dicevo sempre, citando una frase letta chissàdove, che non doveva "cercare contenuti sociologici anche negli orari dei treni". Ma lei lo faceva, ci si impegnava. Trovavo assurdo che passasse la notte a osservare la vita di esimi sconosciuti, ogni anno, sempre diversi e sempre stupidi. Ma per lei erano cose di fondamentale importanza. O distrazione, probabilmente.
Mi irrita pensare che discutevamo per stronzate. E che non abbia più tempo di tornare indietro e dirle "ma ti pare normale litigare per un programma televisivo?" e riascoltare i suoi sermoni sull'onestà intellettuale di qualche scialba starlette biondina o sull'intrinseca cattiveria di qualche psicopatico fenomeno da baraccone.
Ma non c'è più tempo, le nostre vite si sono incrociate e ri-separate. La mia continua, da solo, la sua è finita qualche giorno fa.
Il ricordo più intenso che ho di lei è legato a un episodio di Giugno 2007, quando, solo in un bungalow romano, piangevo disperato perchè mi sentivo preso in giro, ignorato e sottovalutato dalla persona a cui stavo dando tutto - e troppo - me stesso. Lei mi ha tenuto compagnia al telefono, consolandomi ("no, non fare così, mamma mia Ale, sentirti così mi ammazza, ti prego calmati, respira") e preoccupandosi per me come una seconda mamma.
Mi è stata vicina anche durante il coming out coi miei. Quando avevamo finito di parlare di *lavoro* si accertava della situazione coi miei genitori, mi dava consigli e mi faceva capire quale fosse il punto di vista di una madre nei confronti delle preoccupazioni che si provavano per un figlio.
Quando non riuscivo a dormire ed ero solo in casa, non stentava a tenermi compagnia fino ad oltre le tre, distraendomi o, su mia sollecitazione, spiegandomi che non avevo proprio niente da temere. Ecco, vorrei quello. Vorrei non avere paura di non riuscire di nuovo ad addormentarmi, vorrei parlare di stronzate per ore e ore distraendomi e dandoci l'importanza che non meritano.
Perchè glielo dicevo sempre, citando una frase letta chissàdove, che non doveva "cercare contenuti sociologici anche negli orari dei treni". Ma lei lo faceva, ci si impegnava. Trovavo assurdo che passasse la notte a osservare la vita di esimi sconosciuti, ogni anno, sempre diversi e sempre stupidi. Ma per lei erano cose di fondamentale importanza. O distrazione, probabilmente.
Mi irrita pensare che discutevamo per stronzate. E che non abbia più tempo di tornare indietro e dirle "ma ti pare normale litigare per un programma televisivo?" e riascoltare i suoi sermoni sull'onestà intellettuale di qualche scialba starlette biondina o sull'intrinseca cattiveria di qualche psicopatico fenomeno da baraccone.
Ma non c'è più tempo, le nostre vite si sono incrociate e ri-separate. La mia continua, da solo, la sua è finita qualche giorno fa.
mercoledì 24 marzo 2010
GIOCHI DA GAY
In casa il concetto di omosessualità entrò con la parola culattoni. Se ne parlava una sera a tavola, che alla televisione avevano visto parecchi culattoni. Io ero piccolo, non avevo la minima idea di cosa volesse dire, e chiesi: "cosa vuol dire culattoni?". Imbarazzo. A dir la verità mi immaginavo delle persone deformi con un culo troppo grande e sporgente, perciò la cosa mi faceva anche abbastanza paura. "Vuol dire che hanno tanta fortuna", azzardò mia mamma. Mio papà corresse la mira: "sono uomini che vanno a letto con gli uomini perchè sono malati". Mi si presentò come una cosa sporca e sbagliata e finì lì.
[tratto dal film "Due volte genitori"]
martedì 19 gennaio 2010
DI NUOVO INSIEME...
I più pratici di Bita già la sapranno. Ma non ci avranno creduto. Fatto sta che anche ora, chi mi chiede quando ho scoperto di essere gay, si sente rispondere "praticamente da sempre, da piccolo facevo accoppiare Spiderman e Ciclope degli X Men dopo i combattimenti". Quasi nessuno si rende conto che non si tratta di una battuta, ma di una verità che riempiva i miei pomeriggi (e che avrebbe dovuto portare i miei genitori ad indagare sulla natura dei miei giochi).
Fatto sta che qualche settimana fa, dopo una spedizione in cantina, ho rinvenuto nella mia vecchia cesta dei giochi il corpo orrendamente mutilato di Spiderman. Ciclope se ne stava nel ripostiglio di casa, ignorato dalla nipotina (fiuu) e intento a osservare tristemente l'orizzonte ripensando al suo amore disperso chissà dove.
Il destino (io), però, li ha riuniti. Ed eccoli, finalmente di nuovo insieme.
I due, distrutti dalle mille battaglie che la mia metà etero li costringeva a compiere prima degli accoppiamenti selvaggi (penso dovrei far causa a Brokeback Mountain per plagio), potranno finalmente passare il resto della loro vita insieme. Non ci sono più nemici da combattere (se fossi tornato dalla cantina anche con Octopus e Mister Magneto i miei mi avrebbero ufficialmente tolto gli alimenti), solo un'esistenza serena da passare insieme.
Ma senza matrimonio, contratto di unione civile, reversibilità della pensione, diritto di assistenza all'altro in caso di ricovero in ospedale, adozione di un piccolo mutante, capacità giuridiche in quanto coppia o possibilità di portare a termine i voleri del partner in caso di morte cerebrale, chè siam pur sempre in Italia. E non scherziamo.
Ma senza matrimonio, contratto di unione civile, reversibilità della pensione, diritto di assistenza all'altro in caso di ricovero in ospedale, adozione di un piccolo mutante, capacità giuridiche in quanto coppia o possibilità di portare a termine i voleri del partner in caso di morte cerebrale, chè siam pur sempre in Italia. E non scherziamo.
domenica 13 dicembre 2009
SANTA LUCIA
Al nord - non so in che regioni esattamente - la figura di Santa Lucia è molto più attesa e molto più sentita di quella di Babbo Natale (personalmente, per intenderci, nessun regalo è mai stato spacciato come "da Babbo Natale", i miei ci han sempre tenuto, almeno a Natale, a specificare che era tutta una cosa di tasca loro :-D). Nella notte tra il 12 e il 13 Dicembre, infatti, Santa Lucia porta una badilata di regali ai bambini che sono stati buoni (ma alla fine anche a quelli che sono stati cattivi) rendendo loro indimenticabile la mattinata successiva.Per me è sempre stata una festa immensa, molto più di Natale. Andavo a letto, la sera prima, in fibrillazione. Facevo sempre fatichissima ad addormentarmi, non vedevo l'ora che fosse la mattina dopo, ero combattuto tra la curiosità di aspettare e cominciare a sentire i rumori di Santa Lucia e dell'asinello (sì, era mulo-dotata), tra la paura che la troppa curiosità mi portasse a non ricevere regali e l'adrenalina in vista della mattina dopo. A dirla tutta, probabilmente i miei genitori si divertivano più di me: mia madre si occupava di dolci e regali, mio padre di una parte fondamentale, ossia la presentazione. Inondava la sala con stelle filate, infilandole ovunque, creando una sorta di ragnatela in cui amavo districarmi per arrivare ai regali.
La mattina di Santa Lucia mi svegliavo euforico, arrivavo alla sala tramite un sentiero di caramelle, rimanevo senza fiato per lo stupore delle stelle filanti, cominciavo a guardare i miei regali, che per la maggior parte ricalcavano fedelmente ciò che avevo scritto nella mia letterina - ero un bambino fortunato. Ogni singola caramella per terra era simbolo di quella mattina piena di belle sorprese ovunque. Era probabilmente la mattina più bella dell'anno, insieme a quella del mio compleanno. Sapere la "verità" mi aveva ferito tantissimo, non potevo accettare di aver creduto in qualcosa che non esisteva, ma probabilmente stavo solo faticando ad accettare il fatto di diventare grande.
Che poi non è detto che crescendo Santa Lucia si dimentichi di noi bambini buoni :-)
Sapevate che Wall-E è il mio cartone preferito? Santa Lucia sì :-D
giovedì 1 ottobre 2009
SPIED
Tempo fa, quando ancora avevo il blog su Live Space (Msn), mi accorsi che i miei genitori mi leggevano. E me ne accorsi perchè un giorno, nel loro studio, trovai la pagina del mio blog nella cronologia recente. Mi diede fastidio, seppure il tutto fosse comprensibile visto che mettendo il tutto online una persona deve accettare anche di correre questi rischi. Il problema è che sono assai sicuro del fatto che siano capitati anche su questo Cin Cin due punto zero. In effetti basta andare su google e digitare "ale cin cin" per trovarmi, nessuna misura di sicurezza. La sensazione è quella dell'adolescente a cui leggono il diario (omettendo tutte le considerazioni psicologiche che parlano dell'inconscio di volersi far beccare in cui non credo di riconoscermi)... in qualche modo "dai fiducia" ai genitori sperando che rispettino la tua privacy e cerchi di non mutare il tuo modo di scriverci. Intendiamoci, non ho niente da nascondere ai miei, e se ce l'avessi di sicuro non lo scriverei su questo blog. E' il principio (tipo mò che sto scrivendo Bita mi infastidisce sapere che potrebbero conoscere ogni più sordido dettaglio della mia adolescenza).
Ma che ci posso fare? Nulla. E perchè scriverci un post quindi? Così.
venerdì 11 settembre 2009
TARDE VACANZE
Tuttavia, miracoli della tecnologia (:-D) lunedì mattina troverete (credo) in automatico la prima puntata della biografia con la quale voglio ammorbarvi per i mesi a venire, quindi in qualche modo il mio spirito aleggerà su questo blog.
Intanto, buone vacanze a me :D
giovedì 3 settembre 2009
00.07
E stasera mi sento inquieto.
Esame domani, livello di preparazione pesantemente inferiore al 50%. Salvo sgradevoli sorprese slitterò al prossimo lunedì riuscendo nell'impresa in cui riesco meglio: rimandare. Avrò avuto sfiga, stamattina, ma sui quattro compagni di corso incontrati oggi in università, tre erano lì per consegnare la tesi. Si laureano a ottobre, han finito tutti gli esami prima dell'estate, io ne ho ancora tre. Who cares? Sono più indietro di altri, e non è una bella sensazione, per me.
Sono giorni di violenze omofobe, sembra di andare indietro invece di andare avanti. La mia immaginazione (forse) mi ha fatto vedere paura negli occhi di un ragazzo gay, questo pomeriggio in metro. Dove si può arrivare se la nuova società di stampo omofobo (mai punito, in alcuni casi giustificato) spinge per un'ulteriore ghettizzazione dei gay e per una loro vita sempre più nascosta? Da nessuna parte. Come evitarlo? In nessun modo: le associazioni gay fanno schifo, i gay stessi sono divisi in inutili fazioni tipo sinistra/destra, checche/insospettabili, attivi/passivi, dichiarati/nascosti. E tutti sono convinti di essere "la versione giusta" di come un gay dovrebbe essere.
Stanotte dormo da solo, non ne sono mai stato capace e credo non lo sarò mai. Mi spaventa tutto, al buio tutto assume confini più incerti e indefiniti. La razionalità va a puttane, non riesco a prender sonno. Ogni rumore è un dramma, ogni sensazione un incubo. Più razionalmente, mi atterra la solitudine. Non riuscirei mai a dormire da solo. Mi sembra di essere lasciato al mio destino. Consapevolezza continua che da solo non mi basto.
Domani ho un concorso e ho paura. Di perdere, di far brutta figura, di non essere all'altezza delle aspettative di chi verrà a vedermi. Di steccare, di sbagliare qualcosa. Di essere deludente, sì.
Sono stufo di ricredermi sulle persone, sempre in negativo. Di essere convinto di avere trovato un(') amico/a e di trovarmi con un pugno di mosche in mano, con persone false, con approfittatori, con persone che sembrano oro e sono plasticaccia. Che chiede d'esser modellata, tra l'altro. Di essere l'unico che investe in qualcosa che non vale la pena.
Esame domani, livello di preparazione pesantemente inferiore al 50%. Salvo sgradevoli sorprese slitterò al prossimo lunedì riuscendo nell'impresa in cui riesco meglio: rimandare. Avrò avuto sfiga, stamattina, ma sui quattro compagni di corso incontrati oggi in università, tre erano lì per consegnare la tesi. Si laureano a ottobre, han finito tutti gli esami prima dell'estate, io ne ho ancora tre. Who cares? Sono più indietro di altri, e non è una bella sensazione, per me.
Sono giorni di violenze omofobe, sembra di andare indietro invece di andare avanti. La mia immaginazione (forse) mi ha fatto vedere paura negli occhi di un ragazzo gay, questo pomeriggio in metro. Dove si può arrivare se la nuova società di stampo omofobo (mai punito, in alcuni casi giustificato) spinge per un'ulteriore ghettizzazione dei gay e per una loro vita sempre più nascosta? Da nessuna parte. Come evitarlo? In nessun modo: le associazioni gay fanno schifo, i gay stessi sono divisi in inutili fazioni tipo sinistra/destra, checche/insospettabili, attivi/passivi, dichiarati/nascosti. E tutti sono convinti di essere "la versione giusta" di come un gay dovrebbe essere.
Stanotte dormo da solo, non ne sono mai stato capace e credo non lo sarò mai. Mi spaventa tutto, al buio tutto assume confini più incerti e indefiniti. La razionalità va a puttane, non riesco a prender sonno. Ogni rumore è un dramma, ogni sensazione un incubo. Più razionalmente, mi atterra la solitudine. Non riuscirei mai a dormire da solo. Mi sembra di essere lasciato al mio destino. Consapevolezza continua che da solo non mi basto.
Domani ho un concorso e ho paura. Di perdere, di far brutta figura, di non essere all'altezza delle aspettative di chi verrà a vedermi. Di steccare, di sbagliare qualcosa. Di essere deludente, sì.
Sono stufo di ricredermi sulle persone, sempre in negativo. Di essere convinto di avere trovato un(') amico/a e di trovarmi con un pugno di mosche in mano, con persone false, con approfittatori, con persone che sembrano oro e sono plasticaccia. Che chiede d'esser modellata, tra l'altro. Di essere l'unico che investe in qualcosa che non vale la pena.
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domenica 23 agosto 2009
THINKING CHAIN
Il ritorno dei miei dalle vacanze d'agosto coincide solitamente con la fine delle vacanze percepite. Averli sul collo mentre siamo vicini agli esami non è propriamente il massimo, ma neanche avere il frigo vuoto e cenare da McDonald ogni due sere lo è. Perlomeno per il fegato.
Dove sono stati? In Spagna, patria della libertà personale, patria ideale per l'intera comunità gay (che in sto periodo starebbe meglio in un bunker iraniano che in Italia).
E' notizia di questi giorni l'ennesimo pestaggio a stampo omofobo a Roma, nei pressi del Gay Village. Auguro al delinquente assalitore una morte atroce e dolorosa, visto che sono contrario alla pena di morte ma favorevole all'augurarla a destra e manca. Il mio pensiero è volato subito ad Ale e Lolò, che sono di Roma e sarebbero potuti essere al Village. E' assurdo il fatto che si debba avere paura di manifestare i propri sentimenti perchè uno squilibrato qualsiasi potrebbe spedirti all'ospedale o nell'edificio là accanto.
A proposito di Ale e Lolò, a cavallo di Ferragosto da queste parti si è passati giornate splendide in compagnia di tutti i romanelli (anche Simone, Luca, Sim, Daniele e Davide) e di due specialissimi romagnucci: Ric & Fil (per l'occasione rinominati "Ficcardo", che è parsa da subito una crasi fantastica). Il serale a Gardaland, il cinese a Sirmione, l'ultima serata a Desenzano... sono stati momenti stupendi, che han reso molto più difficile del dovuto i momenti dei saluti. Abitare distanti è una rottura di palle, lo so e l'ho sempre saputo.
martedì 4 agosto 2009
FACCIA DI SERPENTE
Una cosa di cui mi si può accusare è che ho una lieve tendenza all'insulto quando si litiga. Intendiamoci, non mi metto a dare del figlio di puttana al vecchietto che prova a passarmi davanti alla posta, lo faccio solitamente solo con persone con cui sono in enorme confidenza e non vado oltre i comuni "idiota, deficiente".
Perchè? Non lo so. Capita da sempre. E' svantaggioso anche perchè al momento del chiarimento post-litigio, vengo ri-messo sotto accusa per aver usato quei termini, mi si obbliga a chiedere scusa anche qualora sia stato abbondantemente dalla parte della ragione. Il problema è che non capisco come ci si possa offendere. Mi spiego. Se qualcuno mi desse dello scemo o della testa di cazzo, non potrei offendermi, perchè semplicemente so di non esserlo.
Al contrario, odio tirar fuori, durante i litigi, tutte le cattiverie del mondo, attaccando l'altro sulle proprie debolezze e infierendo rinfacciando magari le stesse confidenze che si erano ricevute con una certa dose di fiducia allegata. Non mi piace perchè stende definitivamente, subirlo può disorientare, fa perdere coscienza "di chi sono i buoni e chi i cattivi", se anche una persona di cui ti fidavi ti attacca sui tuoi punti deboli. Rinfacciare mi stende, tendo a non farlo mai. Pertanto, quando mi stufo di argomentare, quando ho palesemente ragione e mi passa la voglia di guadagnarmelo con esempi ed eloquenza (tanto spesso una vittoria in tal senso non viene nemmeno riconosciuta), farcisco il tutto di insulti. Danno forza e colore. Sono anche folkloristici, volendo.
sabato 11 luglio 2009
COSE CHE CAMBIANO
Per molti un fallimento d'università potrebbe essere una bocciatura cronica ad un esame, l'andare fuori corso, non riuscire a trovare l'indirizzo adatto alle proprie capacità, trovare un corso ostico. Per me non è propriamente così. Intendiamoci, non stapperei lo champagne in nessuno di quei casi, ma solo qualche sera fa ho realizzato quello che per me è un fallimento propriamente detto.
Se penso che in tre anni di università le persone con cui ho legato e con cui ho passato i primi meravigliosi anni, per un motivo o per un altro, non ci sono più, mi prende male. Uno, il ragazzo trascinatore che legava il gruppo se ne è andato poco dopo l'inizio del secondo anno. Non ce la faceva, non aveva voglia di studiare, aveva trovato un lavoretto, dopo qualche esperienza da Mac Donald's e simili. Per me questa partenza è stata devastante; non so perchè, forse sentivo che si sarebbe rotto qualcosa. Non sapeva neanche di me, non era una forte amicizia; semplicemente con lui tramontava il periodo bello dell'università.
Mamma mia, sembra paurosamente un post di River fino ad ora. Me ne scuso.
Tolto lui, rimaneva un gruppo di ragazze pronte ad odiarsi, come nella loro natura, per stronzate. O motivi di studio. Una letteralmente ossessionata, chi non aveva la media del 30 non aveva il senso della responsabilità, un'altra più sballata e indietro di mille esami, una via di mezzo particolare, un po' bandierina tra i vari gruppi, altre ragazze minori, già passate alla concorrenza. Motivi di lavoro, di corsi a scelta ci hanno diviso definitivamente, fino ad arrivare ad oggi, dove nell'ultimo mese ho sentito solo una di loro, per parlare della sua tesi di laurea.
Per me questo è un fallimento. Non so loro, ma ho investito molto sentimentalmente. A metà di quest'anno ho provato a chiarirglielo: sembrava di avere ottenuto qualcosa, ma si è spento in un amen. Certo, per ogni persona persa ce n'è un'altra fantastica che arriva. Ma non è quello il punto.
Sostanzialmente mi spiace e mi devasta il tempo che passa, la sensazione inarrestabile del cambiamento delle persone, delle strade che, volenti o nolenti, si devono dividere.
Il problema è che il tempo passa, le persone pure e restano solo i ricordi. E per quanto sia ingeneroso incolpare qualcuno di non volerli tenere vivi, pare assurdo essere condannati ad essere gli unici a preoccuparsene. Tutto qui.
domenica 7 giugno 2009
16 AGAIN
Una nuova esperienza, ieri sera, per non farsi proprio mai mancare niente. Nella classica serata "pizza-e-dopo-boh", abbiamo deciso di farci affascinare dal progetto della sorella minore di una nostra amica, avventurandoci in una discoteca relativamente scrausa in un paese di provincia.
Nessuna aspettativa, nessuna garanzia (e nessuna malattia, nessuna guarigione, già che ci siamo): dopo 8 ore di viaggio, a causa di qualche infinitesimale problema (loro, dei giovanotti) alla pompa della benzina e qualche altro sulla lettura del navigatore (sempre loro, ci tengo), il corteo alle loro calcagna si è concluso con l'arrivo in questa fantomatica discoteca. Serata afro - e già brividi in ogni dove. Qualcosa che non va, però, lo si nota subito: all'entrata del locale solo giovani. E dico giovani giovani, 15-16 anni, tamarri da far sembrare Marilyn Manson un frate cappuccino e troioni a coscie al vento che avrebbero fatto sfigurare anche Ilona Staller dopo lo "stop, buona questa scena". E fin qui niente di diverso da uno spaccato di vita gggiovane descritto da Federico Moccia; il problema nasce dal fatto che in quella discoteca si sarebbe poi ritrovato lo stesso identico target di ragazzi (il più grande credo fosse il barista, sui 23), mischiandolo ad una struttura veramente brutta e fatiscente (mai visti bazar per la vendita di braccialetti e gazebi con panini e salamine in un posto dove in teoria si dovrebbe ballare e bere).
Grossa delusione anche per i 10 euro all'ingresso (i peggio buttati della mia vita), per la non consumazione non compresa, per la musica più brutta della mia vita (in compenso gli adolescenti, perfettamente a loro agio, pestavano gioiosi per terra come se stessero vendemmiando l'acciaio), per le loro faccette da chi si crede il re del mondo ma che due ore dopo dovrà essere venuto a prendere dalla madre assonnata e nervosa.
Ma una volta 'sti posti non aprivano di domenica pomeriggio?
PS: per concludere la serata, assonnato, sono stato affiancato al semaforo da un uomo di mezza età che mi guarda ed esclama, a finestrini abbassati: "complimenti oh, sei proprio intelligente". Prego? Scusi perchè?
PS: per concludere la serata, assonnato, sono stato affiancato al semaforo da un uomo di mezza età che mi guarda ed esclama, a finestrini abbassati: "complimenti oh, sei proprio intelligente". Prego? Scusi perchè?
Riparte e si ferma al semaforo successivo, facendomi di nuovo cenno di affiancarlo.
Sembrano quegli indovinelli senza soluzione. Quindi che voleva? Dovete sapere che
A) (purtroppo) non gli avevo tagliato la strada
A) (purtroppo) non gli avevo tagliato la strada
B) non posso assicurare che non fosse ubriaco
C) non ho bandiere arcobaleno (purtroppo) sul parabrezza
D) aveva una macchina brutta
E) erano le 2 di notte ed era solo in macchina. Che forse la chiave è quella.
lunedì 25 maggio 2009
UNA PERSONA ORRIBILE PER BATTERE PERSONE ORRIBILI
Ore 17.30. Centodue gradi all'ombra. Durante quello che dovrebbe essere un blitz in centro per accompagnare una mia amica veniamo braccati da un'esponente del gruppo di facinorosi estremisti conosciuti come "associazione Mondo Libri". Quello che all'inizio sembra un innocuo sondaggio (al cui fascino di solito non so resistere, ndr) si trasforma in breve in un tentativo di coercizione, mentre la hostess di terra, brutta, bassa, sgradevole, straniera/di paese cercava di portarci al suo avamposto - il negozio - conversando amabilmente sulle nostre università e facendo domande sulla nostra età. A quel punto, in negozio, il lavoro sporco era terminato, si trattava solo di farci compilare un modulo infinito. E' a quel punto che il bastardo che è in me se ne è uscito con una soluzione di raro cinismo.
Scusate un attimo - dico prendendo il cellulare. <<Pronto? Come? Oddio ma davvero? Si è fatta male? Ma come sta? Oddio certo vengo subito>> Clic. "Devi riaccompagnarmi a casa, mia nonna sta male, oddio aiuto... ci scusi dobbiamo andare...
- Ma... ma...
'Ma' un cazzo; in pochi secondi eravamo di nuovo bellamente in strada per soccorrere mia nonna nel negozio Zara più vicino. Sì, sono un infame, lo so.
Quello che non sapete, però, è che Mondo Libri è una vera associazione a delinquere. Una volta, preso per sfinimento, di ritorno dall'università, ho lasciato loro i miei dati. Non l'avessi mai fatto. Ho firmato una sorta di contratto vitalizio esclusivo e irrisolvibile che mi imponeva di pagare tremila euro e una villa all'anno al presidente di questa associazione. Si son dovuti mobilitare gli avvocati, per liberarcene. 'Sti aguzzini.
DANKE, BITTE, ECUETA,
Di ritorno dalla Svizzera (e ho avuto un brivido nel sentirlo mentalmente pronunciato "Sfizzera", visto l'accento teutonico che mi accompagna da due giorni), boccheggio al caldo di una delle prime vere serate estive. Dicono che da domenica si rinfrescherà, a me non cala, al caldo ci sto bene. Certo, il fatto che ora, a torso nudo e assalito dalle zanzare sembri terribilmente una rappresentazione emaciata di Buddha, non influisce sul grado di tranquillità della serata.
Invitati da due nostri amici, appunto, svizzeri, ci siam goduti un weekend al rifugio da questa ondata relativamente innaturale di caldo tra le montagne di Heidi. C'era tutto: le mucche, due montagne stagliate nel cielo, l'altalena e la baita in legno. Ci credo che la strafatta dalle gote rosse preferisse questo alla caserma di Francoforte e alla compagnia della frigida tedesca. Mentalità diversa: si può girare mano nella mano con la tranquillità di poterle riportare a casa entrambe intatte, ci si può baciare a stampo senza che due giorni dopo la Mussolini giustifichi il nostro arresto parlando di atti osceni in luogo pubblico a Pomeriggio Cinque. Semplicemente lì la gente non ti squadra, non ti indica, cammina e si fa i fattacci suoi. Vorrei allargare il discorso dicendo che è una questione di mentalità e sarà dura cambiarla: in Italia non si investe su Starbucks perchè gli italiani amano prendere il caffè al baretto sotto casa chiacchierando col barista. Che idiozia.
Bello tutto, comunque, a parte i problemi di comunicazione visto che uno dei due parla italiano come io suono il clavicembalo. Ci si parlava in inglese o, la mattina presto, a gesti e mugugni. Era comunque sempre gentile ("crazie") e ci ha ospitato, quindi lodi lodi lodi all'ospitalità svizzera-tedesca.
Detto ciò mi armo di DDT e mi metto a far la festa a questo stormo di zanzare omofobe. Buonanotte blog.
Invitati da due nostri amici, appunto, svizzeri, ci siam goduti un weekend al rifugio da questa ondata relativamente innaturale di caldo tra le montagne di Heidi. C'era tutto: le mucche, due montagne stagliate nel cielo, l'altalena e la baita in legno. Ci credo che la strafatta dalle gote rosse preferisse questo alla caserma di Francoforte e alla compagnia della frigida tedesca. Mentalità diversa: si può girare mano nella mano con la tranquillità di poterle riportare a casa entrambe intatte, ci si può baciare a stampo senza che due giorni dopo la Mussolini giustifichi il nostro arresto parlando di atti osceni in luogo pubblico a Pomeriggio Cinque. Semplicemente lì la gente non ti squadra, non ti indica, cammina e si fa i fattacci suoi. Vorrei allargare il discorso dicendo che è una questione di mentalità e sarà dura cambiarla: in Italia non si investe su Starbucks perchè gli italiani amano prendere il caffè al baretto sotto casa chiacchierando col barista. Che idiozia.
Bello tutto, comunque, a parte i problemi di comunicazione visto che uno dei due parla italiano come io suono il clavicembalo. Ci si parlava in inglese o, la mattina presto, a gesti e mugugni. Era comunque sempre gentile ("crazie") e ci ha ospitato, quindi lodi lodi lodi all'ospitalità svizzera-tedesca.
Detto ciò mi armo di DDT e mi metto a far la festa a questo stormo di zanzare omofobe. Buonanotte blog.
martedì 12 maggio 2009
VENTIDUE
E così è giunto un altro compleanno. Mentre l'età da teenager se ne va sempre più mi accorgo che il prossimo traguardo "degno di questo nome" è spaventosamente il quarto di secolo. Non è questo il luogo o l'occasione per parlare della vita breve, il tempo che passa e bla bla bla, quanto piuttosto quello di tracciare un mini bilancio degli ultimi 365 giorni. Mi vien da pensare che mi sento più maturo, che i miei studi si sono indirizzati - da soli e attraverso gli avvenimenti che si son succeduti - verso una direzione che vorrei vedere trasformarsi nel 'mio futuro'. E' l'ultimo anno da "non laureato" (disse incautamente, ritrovandosi a ridere amaramente il giorno del ventisettesimo compleanno), anche se ora c'è da correre per laurearsi in tempo e pensare alla specialistica. C'è ancora accanto a me il mio amore, il mio ragazzo da più di un anno e mezzo. Il secondo compleanno insieme a lui mi fa riflettere sul fatto che è una presenza certa nella mia vita, che è entrato nella mia vita quando meno me l'aspettavo e ha preso dimora fissa, venendo pure "umilmente accolto" (cit. mio fratello) da tutta la famiglia. Oltre le più rosee previsioni, insomma. Un anno bello, positivo, anche di incontri tutti nuovi e interessanti, di presa di coscienza di chi può far parte della mia vita e di chi no.
Confido di riuscire ad aggiornare più spesso il blog e di provare a rompervi l'anima con la storia della mia vita a puntate (sì lo so, una scelta tutta nuova e mai proposta da nessuno), che dopo ventidue anni forse è anche carino fare il punto della situazione su cosa mi ha trasformato "così" (colgo l'occasione per tastare il terreno: a qualcuno fregherebbe qualcosa?).
Confido di riuscire ad aggiornare più spesso il blog e di provare a rompervi l'anima con la storia della mia vita a puntate (sì lo so, una scelta tutta nuova e mai proposta da nessuno), che dopo ventidue anni forse è anche carino fare il punto della situazione su cosa mi ha trasformato "così" (colgo l'occasione per tastare il terreno: a qualcuno fregherebbe qualcosa?).
mercoledì 6 maggio 2009
EPISTASSI
Sono cose fastidiose. Specie all'una di notte.
venerdì 1 maggio 2009
SUINE FLOW
Avendo imparato la lezione ho quindi ignorato ogni notizia riguardante questa nuova "influenza suina", che ha il nome di una commedia sexy anni '70 fino a stasera. Se anche il sito della BBC parla di notizie preoccupanti, se perfino l'OMS si è preoccupata di darle un nome più temibile ("influenza A", direttamente dal ciclo Alta Tensione di Canale 5), se i casi aumentano e se soprattutto continuo a starnutire l'anima e ad andare in giro con la voce di Vladimir Luxuria durante la prova leader nel fango e sotto una cascata d'acqua, forse devo cominciare a preoccuparmi.
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