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lunedì 12 settembre 2011

AVRIL LAVIGNE IN CONCERTO @ MILANO, 11/9/2011

Non credete alle recensioni dei giornalisti sui concerti della sera prima: nella migliore delle ipotesi sono già stati scritti prima dell'evento, con uno spazio di 2-3 righe libero per eventuali contrattempi, cambi di programma e commenti dell'ultimo minuto. Non a caso è sempre tutto un fiorire di frasi fatte, tipo "cornice di pubblico", "platea eterogenea" - e capirete che al concerto di Avril di etero c'è davvero poco - "voce potente", "emozioni suggestionanti" o "suggestioni emozionanti" e così via. Così ha fatto anche la tizia,  seduta di fronte a me ieri sera, al concerto di Avril Lavigne al Mediolanum Forum di Assago, che aveva già il suo bell'articolo pronto sul Blackberry. 

Avril si fa attendere quasi venti minuti, prima di cominciare il concerto con What the Hell, il primo estratto dal suo ultimo cd. Curiosità del dietro le quinte: pare che Avril sia una stronza. Ma non una stronza qualsiasi, una gran stronza. Dopo aver diramato comunicati personalmente sulle cose da non introdurre nel palazzetto (tra cui figurava davvero qualsiasi cosa, dalle armi alle penne laser, passando per le "grosse catene", che sono fisse nell'armadio di ogni buon fan di Avril), Avril ha detto chiaramente di non voler essere: toccata, fotografata, disturbata, guardata, avvicinata, pensata. Che qualcuno le dica che i divismi, già fastidiosi di per sé, si chiamano tali perché tipici delle "dive". E no, Avril Lavigne non è una diva. 

Il problema del concerto di ieri è tutto qua: se quando dici "Avril Lavigne" tre quarti della popolazione mondiale si mette a ridere, un problema di fondo con la sua musica o, perlomeno, col suo personaggio è innegabilmente presente. Il suo pubblico target, la sua immagine sempre uguale da quando aveva 16 anni ad ora che ne ha quasi 27 (quando cominciamo a fare le adulte Avrì?), non la rende credibile e la rende più scontata e stereotipata di un qualsiasi Justin Bieber che, perlomeno, con l'ultimo look da lesbica ha cambiato un po' stile. Avril invece è sempre uguale a se stessa, ma senza essere gentile e umile. No, riesce pure ad essere piena di sé.

Avril ha nel suo repertorio tante belle canzoni, anche se pare strano a dirsi. L'ultimo cd l'ho ascoltato più volte e contiene delle tracce particolarmente belle. Pure i suoi successi più ballad, tipo I'm with you o When you're gone sono, secondo me, tra i migliori di quel particolare genere. C'è solo un piccolo particolare: è inutile scrivere canzoni bellebelle se poi non le si sa cantare. Già, ho forse dimenticato di menzionare questo piccolo particolare sul concerto di ieri: Avril Lavigne, dal vivo, è una cagna di proporzioni epiche. Svociata, spesso fuori tonalità, imbarazzante sugli alti, sguaiata e fuori tempo; vocalmente parlando quello di ieri è stato il peggior concerto mai visto da quando mi capitò un Tiziano Ferro in evidente stato di Laringite acuta fulminante. Il momento più difficile della serata arriva proprio nel punto lento della scaletta, quello con le canzoni sopracitate. Un disastro, con canzoni cambiate per evitare i punti più impegnativi e urla da mercato del pesce. 

Per concludere, la solita pantomima di cui non riuscirò mai a farmi una ragione: quella dell'artista - sì, sto sempre parlando del concerto di ieri, permettetemi l'iperbole - che finge di andarsene, il concerto sembra finito lì ma poi gli assillanti "fuori fuori" o il nome del cantante urlato a ripetizione dal pubblico lo costringono a uscire per un "bis", che poi consiste di altre canzoni, solitamente le più conosciute. Che senso ha? Solo a me sembra una cosa tipicamente italiana tipo l'applauso dopo l'atterraggio dell'aeroplano? Ma soprattutto che senso ha dal momento stesso in cui le canzoni sono già previste in scaletta? Canta e basta, no?

Nota piacevole dell'evento: il pubblico. Al di là dei tipici fan che ti possono venire in mente quando parli di Avril (sì, esistono davvero le ragazze coi capelli rosa, la gonnellina nera, il trucco un po' dark e un po' batton), tantissimi giovani, in gruppi di amici o accompagnati dai genitori. E vedere le bambine che correvano e saltellavano gioiose, senza manco capire che cos'era quel fuc*ing e quella sh*t di cui cantava Avril, era una nota di colore che probabilmente la Lavigne non si merita poi così tanto. 

lunedì 15 agosto 2011

GARDALAND O MIRABILANDIA?

Dato che il post su McDonald's versus Burger King ha attirato sterminate folle di amanti del testa a testa, continuiamo su questo filone affrontando le più stimolanti rivalità di sempre: Coppi o Bartali? Costantino o Daniele? Ketchup o Maionese? Heather Parisi o Lorella Cuccarini? Per il testa a testa di oggi, signore e signori: Gardaland e Mirabilandia

Ho avuto la fortuna, nei giorni scorsi, di provare, dopo anni di predominio made in Garda (anche per la maggiore vicinanza alla città che mi ha dato i Natali), la romagnola Mirabilandia. Diamo un rapido sguardo a chi ha la meglio, tra le due, sotto tutti gli aspetti che mi possono venire in mente. 

Adrenalina. Perché parliamoci chiaro, se hai un'età compresa tra i 12 e i 40 anni, in quei posti ci vai per fare le giostre più adrenaliniche. Gardaland offre Magic Mountain, Blu Tornado, Space Vertigo e in un certo senso anche Top Spin, Mirabilandia risponde con iSpeed, Katun e le ex Torri Gemelle, ora ribattezzate non-so-come in nome del politically correct. E qui non ce n'è per nessuno: l'accelerazione iniziale dell'iSpeed (da 0 a 100 in 2.2 secondi), le altezze e la velocità del Katun e pure i saliscendi delle torri (che offrono due esperienze diverse, al contrario dello Space Vertigo) fanno di Mirabilandia la vincitrice indiscussa. Se non avete mai fatto giochi del genere è meglio partire soft, ma per sentire davvero qualcosa, Mirabilandia. 

Novità 2011. Raptor contro Master Thai. Pur non raggiungendo velocità pazzesche, Raptor è una delle novità recenti più gradevoli di Gardaland, soprattutto in confronto al ridicolo double rollercoaster di Mirabilandia. Appoggiato su legno (pare provvisorio), spesso fermo nella giornata in cui sono stato là, non dà niente. Pura perdita di tempo. La prima discesa di Raptor, invece, è unica nel suo genere. Gardaland ha guadagnato qualcosa con la sua novità 2011. 

Giochi d'acqua. Per bagnarti, a Gardaland, devi sederti in determinati posti su Fuga da Atlandide e Jungle Rapids. I tronchi del Colorado Boat sono ridicoli, se non hai meno di 10 anni. Per bagnarti, a Mirabilandia, devi esistere. A parte l'Acquasplash (per bambini) e Rio Bravo (dove comunque ti bagni maggiormente rispetto all'equivalente di Gardaland) Niagara e Raratonga sono sostanzialmente docce. Nel primo ci si lava ovunque, sia sul gommone sia nei paraggi, vista l'onda-tsunami scatenata dalla discesa. Nel secondo si parla di una lotta tra persone dotate di cannoni ad acqua. Per uscirne asciutto, non devi praticamente avere nessuno nelle due barche vicine. Vince, a mani basse, Mirabilandia

Gente. Spiace generalizzare, ma ci sono dei punti in cui Mirabilandia sembra, nella migliore delle ipotesi, un acquapark dell'hinterland napoletano. La possibilità (abusata) di stare e girare a torso nudo, le urla della gente, la mentalità tutta italiana alla "chissenefrega se mio figlio ha meno di 12 anni, noi diciamo che ce li ha e gli facciamo fare la giostra", o alla "se mi stufo salto la fila, che mi frega" e, in generale, sguardi loschi da persone che, magari è solo la faccia, ma il portafoglio io me lo terrei stretto, le ho viste solo a Mirabilandia. Gardaland è più "europea", gli stranieri sono più tedeschi che russi/albanesi, il clima è più quieto, le cose sembrano più ordinate. Per me vince Gardaland

Prezzi. Partendo dal presupposto che si parla comunque di due associazioni a delinquere, visto che non si può evitare di lasciar giù l'anima, è una lose-lose situation. I prezzi dei biglietti si equivalgono sommariamente, tra offerte (il serale di Gardaland è conveniente, ma a Mirabilandia il giorno dopo entri gratis, ecc.) e sconti. All'interno dei parchi spendi inevitabilmente, anche solo per rinfrescarti. Diciamo che ci sono rimasto parecchio male dell'1,50 € romagnolo per mezzo litro d'acqua naturale (ovunque, ovviamente) e dei 5 € obbligatori per un sorso di granita. D'istinto direi Gardaland, ma preparatevi a spendere come se non ci fosse un domani. Se siete i tipi, i panini da casa, per un giorno, non sono una cattiva idea.

I salta file. Gardaland ha un biglietto che permette di fare una decina d'attrazioni saltando la coda. Mirabilandia, più o meno allo stesso prezzo, ha un ovetto elettronico che ti "prenota", mettendoti virtualmente in coda a un'attrazione. Quando questa è pronta, si va e la si fa, saltando la coda. Nel frattempo, si può riposare all'ombra o fare un'altra attrazione. Ovviamente non c'è paragone, Mirabilandia è andata oltre il 1990. 

Ambiente. Tanto verde a Mirabilandia, più grande e un filino più dispersiva, ma in piano e senza le salite e le discese spacca-gambe di Gardaland. Gardaland vince per tematizzazioni: le varie aree a tema sono ben caratterizzate e hanno una certa credibilità. Ok, uno non cerca gli abbellimenti in plastica quando fa un gioco, ma di sicuro aiutano a rendere più credibile il tutto. Chi vince da una parte, chi dall'altra, pari

Chi vince? Mirabilandia, di almeno un punto. Potendo andare, l'anno prossimo, solo in uno dei due, andrei lì. Ma vivendo nella nebbia padana, me ne tornerò zitto zitto in GardaLandia. 

domenica 25 luglio 2010

TOY STORY 3

"Ma tu li hai visti gli altri due?". E' una domanda tutto sommato lecita, che ti può essere posta al momento in cui decidi di andare a vedere un terzo capitolo di qualche trilogia. Tipo il Signore degli Anelli, Star Wars, Tuailait (mi rifiuto che qualcuno arrivi sul mio blog cercando quella cagata) o qualsiasi sequel di qualsiasi prequel. Alchè solitamente si fa mente locale e si dice "sì/no". Quando la stessa domanda mi è stata posta per Toy Story mi sono trovato più in difficoltà. Ma li ho visti? Oddio sì, mi pare di sì... cos'era, sei mesi fa? Un anno fa? Due anni fa? No, avevo rispettivamente 9 e 12 anni quando uscirono i primi due capitoli di questa saga meravigliosa. Li avevo amati e altrettanto velocemente li avevo dimenticati, un po' come si è fatto con i Crystal Ball o i conduttori di Solletico.
L'impatto del terzo capitolo, a seguito di questa breve premessa, assume tutt'altro significato. Toy Story 3 non è stato l'ennesimo (bel) cartone in 3D (tra l'altro è stata tipo la terza volta che questa tecnologia mi ha soddisfatto), è stato il completamento di qualcosa cominciato tanti anni fa. La scelta di non proseguire da dove si era interrotto, ma di focalizzare nella trama il salto temporale che ha cambiato tante cose anche negli spettatori di fine anni '90, ha pagato e decisamente fatto breccia in uno spettatore-tipo come me. La riconquista dei piccoli fan di Buzz e Woody avviene gradualmente, per combattere quello scetticismo iniziale dovuto alla crescita e alla mancanza di ricordi recenti, avviene da fuori e finisce dentro, al cuore. Lo so, sembra un'esagerazione, ma è solo sul finire del film che ci si rende conto di essere stati trascinati dentro, come era successo un decennio (!) fa, riaffezionandosi a quei pupazzetti e al loro rapporto con il protagonista, in cui è difficile non identificarsi. Si cresce, e Toy Story ce lo ricorda congedandosi nel modo migliore possibile, ricordandoci quanto era divertente essere bambini e soprattutto facendoci realizzare che è solo abbandonando quella fase e vedendola da fuori, che ci si può considerare davvero parte di un ciclo che non comincia con noi e nè con noi finirà.
Ed è dura accettare tutte queste cose tutte assieme. E Toy Story lo sa, e decide di condirtelo con qualche sana risata e, non indifferentemente, preparandoti con un cortometraggio Pixar iniziale ai limiti della poesia, mentre pian piano la poltroncina si fa più grande e i piedi faticano a toccare terra.

Voto: 8,5

mercoledì 26 maggio 2010

DRAQUILA: L'ITALIA CHE TREMA

Partiamo dal presupposto che se non l'avete visto sarà il caso di rimediare a breve. E non perchè è "il solito documentario da comunisti", ma perchè racconta di cose di cui io, personalmente, non avevo mai sentito parlare. E io non sono il nonnino leghista che legge solo La Padania e guarda Pomeriggio 5, non sono il truzzo bimbominkia che si presenta alla sua prima votazione con le basi apprese il giorno prima da Studio Aperto (che pensa essere un'appendice di Studio Sport), nè una semplice persona che di giorno lavora e ha tempo di informarsi solo attraverso telegiornali (controllati) e giornali (controllati pure quelli). Mi vanto, senza pensare di essere la mens mentis della comunicazione italiana, di avere qualche conoscenza in merito a messaggi subliminali, censure, controlli e quant'altro. So navigare sui siti giusti, so capire dove posso trovare informazioni degne di questo nome. Eppure, nonostante quello, questo documentario di Sabina Guzzani (che segue lo strepitoso Viva Zapatero di qualche anno fa), apre ulteriormente gli occhi su uno scenario che è ben peggio di ciò che ci si poteva aspettare.
Colpiscono le tendopoli-lager, ad esempio; posti dove gli sfollati, già sotto shock, non hanno gli stessi diritti che avrebbero nella piazza del paese: divieto di manifestare, divieto di riunirsi in gruppo (!), militari che chiedono "dove sta andando" ad una donna fuori dal camper dopo l'orario di cena, impossibilità da parte di esterni di entrarvi. E ancora, gente spedita in hotel sulla costa a centinaia di chilometri, case perfettamente abitabili o sistemabili con pochi giorni e pochi euro che vengono fatte obbligatoriamente abbandonare, conferenze stampa con giornalisti selezionati all'ingresso, notizie mandate all'ansa e bloccate ancora prima di poter essere pubblicate. E in tutto ciò (e molto altro che ora il meccanismo di rimozione mi sta aiutando a dimenticare), cittadini contenti, entusiasti dell'operato del governo. Perchè in fondo Silvio (ed è già drammatico il fatto che sia conosciuto presso i suoi adepti per nome, come un re, un leader spirituale o un dittatore) ha fatto tanto per loro, e se c'era la sinistra non eravamo messi così bene. E intanto le case della protezione civile, costate inutilmente centinaia di migliaia di euro, con triple messe in sicurezza, superflue e ipercostose, champagne in frigo (sì, era tutto drammaticamente vero) e vettovaglie, vengono consegnate a un terzo degli sfollati. Gli altri? Fatti loro, a Settembre le tendopoli vengono chiuse per far vedere che la situazione non è ferma, e vengono mandati altrove, magari negli hotel sulle coste.

Intense le scene della vecchina a cui viene chiesto di andare in ospizio ("gli ho risposto, lei non ce l'ha una madre? Ecco, ci mandi lei all'ospizio") e soprattutto del padre che, fidandosi della comunicazione di propaganda di cui lui stesso era stato complice, tranquillizza i figli nella notte delle scosse (prima di quella più forte) condannandoli a morte certa.

Lui e il suo senso di colpa, storie vere di speculazioni, scandali all'italiana e la lotta contro l'informazione di questo governo sono al centro di questo documentario. E vederlo, mai come in questo periodo, è un dovere civico.

Voto: 8

sabato 17 aprile 2010

IL RITRATTO DI SPETTEGULESS

Dopo aver fatto una recensione non richiesta su River, vien da sè che possa/debba spendere due parole anche sul suo rivale più nazional-popolare, un pochino meno impegnato - e ho detto tutto - e sicuramente più prolifico.

Spetteguless, per i pochi che non lo sapessero, è uno dei blog più visitati della rete a livello di siti lgtbiqxyz. Gestito da Dr. Apocalypse, alter ego di Federico, ragazzo romano, il blog sfonda molti record a livello di visite e utenti online. Niente da eccepire riguardo ai numeri, ma cosa si può dire dei contenuti? "Spette" tratta abbastanza di tutto, dagli avvenimenti a tematica gay (aggressioni, legislature, dichiarazioni, coming out) ad argomenti più leggeri, senza farsi mancare le foto del bonazzo di turno, puntualmente in mutande e pacco ovattato. Il giardino dell'eden? No, tutt'altro. Spetteguless è un blog su cui non ci si riesce a stare per più di cinque minuti. Un consiglio su tutti? Non aprite i commenti, Spetteguless è totalmente infestato da decine e decine di troll-utenti anonimi - commentatori irritati e irritanti, che ricoprono d'insulti tutto e tutti e avvelenano totalmente l'atmosfera del post e l'animo di chi li legge.

Si parla di politica? Avrai un 50% di post in cui si diranno le peggio cose su Berlusconi augurandogli ogni male e un 50% di post che, al contrario, lo difenderanno augurando il peggio al titolare del blog. Si parla di gay? Loro interverranno dicendo che essere gay è una malattia, altri che bisognerebbe esserlo tutti. In quel blog non c'è il senso della misura, tutto è o bianco o nero, lo spazio è una lotta tra i sostenitori di una azione contro quella degli altri, a colpi di frasi ad effetto e cattiverie più o meno pesanti. Ma da cosa parte questa esasperazione? In parte dalla frustrazione di certa gente malata e sola, che vede l'anonimato su internet come unica chance per farsi sentire, visto che di persona non avrebbero il coraggio di dire certe cose nemmeno al gatto, ma in parte la colpa è anche del titolare del blog. Apo - questo il suo diminutivo - è troppo ragazzino e un po' superficiale nell'esprimere i concetti, il mondo si divide in comunisti e fascisti, in tutto o niente, in stupendo o orrendo, in èlacosapiùbelladelmondo e questomifavomitare.

L'estremizzazione dei concetti - anche se, intendiamoci, nel 90% dei casi son d'accordo con lui - esaspera e annulla il dialogo, portando a un'atmosfera invivibile. Ha le potenzialità ma non si applica? No, ha le potenzialità ma le butta via, in una forsennata ricerca di numeri che, pur arrivando, svalutano il blog e lo rende francamente "troppo". Personalmente vado per leggere qualche post, farmi due-tre risate (alcune amare, altre di sfottò, altre sincere) ed evito come la peste di farmi il sangue amaro leggendo sfoghi di gente che, poverella, non può davvero fare altro.

martedì 6 aprile 2010

SHUTTER ISLAND

Dopo una sequela di film particolarmente orripilanti, il rapporto tra me e il cinema si è abbastanza rasserenato, grazie a questo bel film di Martin Scorsese. Quando Martin dirige Di Caprio, dopotutto, la buona riuscita è abbastanza assicurata. A questo punto, per rimanere su questi livelli, mi butterei sul genere erotico-splatter e l'affluenza al botteghino sarà praticamente certa. No, davvero, a me Di Caprio continuerà sempre a fare un gran sesso, non ce ne son di storie.
Bel thriller, molto inquietante, con il consueto gioco di luci e ombre sulla follia e sulla realtà viste da diversi punti di vista per tutto il film, fino al colpo di scena finale a cui comunque la sceneggiatura ti accompagna minuto dopo minuto, senza darti la sensazione di qualcosa di troppo assurdo. Un buon livello attoriale, particolarmente d'effetto le musiche, che sottolineano i momenti di tensione senza cadere nel patetico "zamzam... zamzam...zamzamzamzamzam... ZAMZAMZAMZAM ZAAAAAM". Ambientazione forse un po' banalotta, alcune scelte non stupiscono particolarmente ma il film scivola via veloce senza mai annoiare. Il sapore fruttato e i riflessi d'abete della val di fiemma inebriano i sensi e dileggiano lo spettatore in sul calar del sole.

No, davvero, non so che cazzo dire. Bello, scaricandatelo a vedere.

Voto: 7-

giovedì 1 aprile 2010

MINE VAGANTI

Signora, suo figlio ha le potenzialità ma non si applica. Questo direi alla madre di questo film. E poi aggiungerei pure "signora Ozpetek, anche perdere dieci chili male male non le farebbe", ma risuonerebbe vagamente omofobo, sessista e discriminatorio verso le bilance. E non è da me. Io non sono omofobo. E' solo che mi aspettavo di più, da Mine Vaganti, me ne avevano parlato tutti bene e credevo davvero di trovarmi di fronte a un nuovo Saturno Contro, a delle Fate Ignoranti che, con leggerezza, istruissero il popolo barbaro e leghista su cosa sono i gay, su come vivono e sulle ingiustizie che si trovano di fronte ogni giorno. Invece no, il solito pippone stereotipico sui gay difficili, gay che non si accettano, con parenti che non li accettano, mai felici, pure un po' confusi sui gusti, che così rafforziamo la tesi secondo cui si potrebbe guarire con un po' di calcio e figa. Anche perchè l'unica coppia sana (Argentero-Favino in Saturno Contro) viene spezzata tragicamente a metà film, quindi pare un po' un leit motiv nei film a tematica gay italiani. E quale sarà mai l'altra costante degli omosessuali sul grande schermo? Facile, la checca isterica, donna mancata, amante di Mina, Raffaella Carrà e/o Madonna, che balla, che sculetta, che urla e che tanto piace al becero pubblico italiano. Immancabili e copiose le risate durante il film che, ricordiamo, non era Natale a Miami.
Se invece volessimo dare a Ozpetek il beneficio del dubbio ed escludessimo il tema dell'omosessualità considerando solo quello della famiglia, si potrebbe dire che ne esce un bel ritratto di una realtà del sud, fatta di preoccupazione per ciò che pensa la gente, alcune battute (2-3) davvero azzeccate e i soliti attoroni da novanta (Fantastichini e Savino, su tutti).

Ma la sfiga vera l'abbiam trovata tra gli spettatori. Mai successo di trovare, in una sala praticamente deserta, gente tanto maleducata tutta assieme. Tre cretine davanti che urlavano, due gay dietro che addirittura cantavano. A fianco, un gruppo di 5 persone (coppia gay e tre amiche) che dovevano commentare tutte e dico tutte le scene del film, ripetendo addirittura le ultime tre parole di ogni battuta. Una cosa intollerabile. Sht? Silenzio perfavore? Niente da fare, abbiam cambiato posto esasperati. E li si sentiva pure da lì.

Voto: 6-

lunedì 1 marzo 2010

BACIAMI ANCORA


Con colpevole ritardo parlo di questo becero film visto domenica scorsa in una serata in cui la parola d'ordine era "fuggire di casa". Che poi tale atto si traducesse nella visione di un film, in una partita di bowling o nel giro dell'isolato sparandomi a palla "Tik Tok" nelle orecchie poco importava, francamente. Il film - séguito dell'Ultimo Bacio che avevo tanto amato - non è proprio nulla di che: i soliti mezzuomini alle prese con le consuete crisi di mezz'età, un non voler abbandonare l'allegra gioventù, un non voler mettere la testa a posto, la paura d'affacciarsi alla vita, il cinema italiano non riesce davvero a uscire da questi confini. Ho amato Valeria Bruni Tedeschi - nel film interpreta "Adele", non è propriamente la protagonista - almeno quanto Favino, un immenso talento assolutamente sprecato in questo gruppo di pecore dal livello recitativo sempre uguale. Salvo la Puccini, che è riuscita ad avvicinarsi a ciò che fu la Mezzogiorno nel precedente capitolo, tremendi gli altri. Banali le storielle, il film annoia e angoscia a tempo perso. Evitatelo.

Voto: 5

sabato 16 gennaio 2010

AVATAR - 3D


Come tutto il mondo, ieri sera mi sono visto il "film evento", Avatar. Nonostante si sia dovuto optare per la multisala più scrausa del centro commerciale più scrauso (a livelli di "è vietato entrare nelle sale con cibi o bevande non comprate al bancone pop corn" e conseguente mia entrata quatto quatto con la bevanda presa al Mc) per l'incredibile numero di prenotazioni, nonostante fosse lo spettacolo di 22.40, gli occhialini 3D fossero più impolverati degli organi sessuali della Bindi, me lo sono gustato appieno. Proviamo a escludere dalla "recensione" il fatto che sia il film più costoso della storia e che stia incassando i miliardi, proviamo a considerarlo un film normale. Sorprendente, come prima cosa. Le ambientazioni fantastiche create in computer grafica, impreziosite da un 3D veramente efficace (sempre partendo dal presupposto che fossimo in una struttura tecnologicamente mediocre), erano l'incredibile parto di una fantasia a dir poco geniale. O da caso clinico, vista l'infinita precisione per i particolari, quasi maniacale, per i colori e le invenzioni che stupivano passo dopo passo, nell'addentrarsi nella natura di quel pianeta immaginario di nome Pandora. Bello il concept (anche se da quando ho letto il paragone con Pocahontas, effettivamente, non sono riuscito a non pensarci), bene come si sviluppa, senza risultare eccessivamente prevedibile.
Ancora una volta Cameron racconta una storia d'amore circondandola da apparenti distrazioni "tragiche" che invece la incorniciano, la inquadrano e la fanno sbocciare in un modo che la normalità non avrebbe permesso. Tra gli altri temi, vari ed eventuali, toccati, la disabilità, lo sviluppo scientifico e l'interazione uomo-macchina, l'incomunicabilità tra popoli che parlano diverse lingue, usi e costumi, il predominio della forza bruta laddove la comunicazione non arriva, l'unità di un popolo che ha fatto del rapporto con la natura la sua forza culturale più ampia.

No ecco, comunque bello. Ecco, magari mi aspettavo qualcosa di più dalla colonna sonora.

Voto: 8

sabato 26 dicembre 2009

A CHRISTMAS CAROL - 3D


Innanzitutto ci tengo ad informarvi che il canto di natale di Dickens è una delle mie storie preferite da sempre. Davvero, amo (come ogni persona sana di mente) la versione di Topolino e Zio Paperone, ma adoro tutti gli speciali di telefilm ispirati a questa trama, perfino il dvd truffa partorito dal cast di Radio Deejay un paio di anni fa con Platinette nella parte del fantasma dei natali futuri. Immaginatevi quindi con che gioia mi sono accinto (accinto?) ad andare a vedere l'originale di Dickens, interpretata da un Jim Carrey cartoonizzato, in 3D, con moroso e mamma, il giorno di Natale, su una slitta con le renne. No, ok, la slitta non c'era, ma tutto il resto dell'ambientazione sì.

Il film è molto bello, soprattutto l'ho trovato curato e fedele all'originale di Dickens. La scelta di farne un cartone in grado di mantenere mimiche e tratti facciali degli attori è azzeccata, gli scenari (Inghilterra '800 rocks) sono fantastici. Il 3D è il valore aggiunto, la storia procede veloce e rigorosa, non annoiando mai. Ci ho visto perfino 5 omaggi ad altrettanti film: Peter Pan (quando Scrooge viene toccato al cuore e si mette a volare), Raperonzolo (quando il fantasma dei natali presenti "snoda" una sorta di treccia-cinta dell'abito cui appendersi), ET (quando Scrooge si staglia contro la luna), Il signore degli anelli (quando un personaggio inquietante esce da sotto la gonna di uno dei fantasmi) e Alice (quando Scrooge si fa piccolo piccolo sul finale). Ci ho visto un sacco di metafore, ci ho visto perfino più morali dell'originale. Ma saranno state visioni dovute al pranzo di Natale, quindi non badateci.

Voto: 7,5

domenica 6 dicembre 2009

L'IMPORTANZA DI CHIAMARSI RIVER

Non sono un blogger. O meglio, lo sono giusto perchè dal 2005 ho un diario online (prima di là, ora di qua) che aggiorno saltuariamente con quello che mi va. Sono soprattutto un fruitore, della rete e dei blog. E uno dei blog che ero solito leggere era River-blog, una finestra sul mondo gay da parte di un ragazzo (presumibilmente sui trent'anni passati) che tanto di buono ha fatto in questi anni. Suoi gli "scoop" più famosi, anche complici i suoi contatti col mondo dello spettacolo, sua la presenza puntuale nei momenti più delicati, quelli delle aggressioni, degli atti di omofobia.

Fosse solo questo, sarebbe il blog del secolo. Ma non lo è. River Blog è andato peggiorando mese dopo mese, giorno dopo giorno, fino ad arrivare a ciò che è ora, un frivolo blog auto-celebrativo con mire da diario-guida di ciò che è in, di ciò che si può fare e di ciò che, invece, è considerato out, brutto, da non fare. Niente di diverso dal bon ton di Lina Sotis, per intenderci. A rendere il tutto più lezioso ci si mettono i commentatori (dimmi chi ti commenta e ti dirò chi sei) che, inseriti in questo contesto di guru del viver bene, sono concordi con River sia che dica una cosa sia che ne dica il contrario. Dopotutto lo spazio per i contraddittori non è assolutamente concesso, visto che River modera i commenti lasciando solo quelli a lui graditi. Io stesso mi sono visto respingere due-tre commenti che esprimevano un'opinione diversa a quella di un suo post, senza che questi contenessero la benchè minima volgarità. Per carità, uno è libero di pubblicare sul suo blog ciò che vuole, senza arrivare ai livelli di Spetteguless (di cui vorrei parlare in un secondo momento) in cui il clima è invivibile, ma se si censurano le opinioni diverse dalle nostre instauriamo la stessa monarchia che non ci piace vivere in politica.

Il suo modo di scrivere, poi, mi irrita. Una sequela di luoghi comuni imbarazzanti spezzati da parolacce fuori luogo e pure fastidiose da leggere, in una volgarità cruda e gratuita che lui scambia per grande talento letterario. Addirittura i suoi fidi commentatori sono arrivati a dirgli "sei il nuovo James Joyce". In quel preciso istante ho sentito diversi tonfi sordi: non solo Joyce si è rivoltato nella tomba, ma pure tutti i suoi omonimi. Le sue frasi, le sue stroncature, le sue recensioni, pure alcuni racconti di vita vissuta, giocano a prendersi troppo sul serio, come se quel piccolo diario fosse la cartina tornasole del suo successo nella vita (non mi permetto di dire che sia così, dico che sembra così, leggendolo).

E' un tempio sacro che assume troppa importanza per essere "solo" un blog, è concesso l'accesso solo ai fedeli, come se un'opinione contraria e una spaccatura dell'opinione altrui potrebbe risultare "troppo" per il blogger e la sua fragile autostima. O eccessiva, a seconda dei momenti. Ed è un peccato non volere un bel dialogo e limitarsi alle persone che ci incensano, perchè in fondo si butta via il significato insito di blog.

mercoledì 18 novembre 2009

IL SIMBOLO PERDUTO



Ho finito di leggere la quinta fatica letteraria di Dan Brown, Il Simbolo Perduto. Il libro non è leggero, nel senso fisico del termine dico. 600 pagine per una copertina presumibilmente in gesso e marmo e un totale di 40-50 chili di romanzo. Partiamo dal presupposto che non stiamo parlando nè di Tiziano Terzani nè di Dostoevskij, ma di Dan Brown. Considerando pure che l'ultima cosa seria che avevo letto era il retro della confezione di bagnoschiuma mentre sul water cercavo ispirazione, tutto ciò è notevole. Non sono libri impegnati, semplici romanzi che tra le righe ci ricordano quanto la Chiesa sia un'associazione a delinquere e la religione cattolica sia solo una commistione di credenze pagane e superstizioni medievali. E' un romanzo, quindi il tutto è romanzato, ma molte cose, come fu per Angeli e Demoni e Il Codice Da Vinci, sono vere e verificabili, e riescono a dare alla storia un senso di realismo che, tolta dal contesto, probabilmente non avrebbe. Per il resto è esattamente un romanzo di Dan Brown, c'è il protagonista, un co-protagonista che resta con lui per tutto il tempo e una sequela di 3-4 personaggi che accompagnano a turno il viaggio dei due. Poi di solito uno di questi è in combutta col cattivo e c'è il colpo di scena finale. Fin qui tutto bene, ma le ultime 80 pagine a che cazzo c'entrano? Di sicuro il libro, con meno pathos del solito, veicola un messaggio di fondo più positivo e di speranza, oltre a dare più spunti di riflessione sulla fede e sul senso della vita, ma il finale l'ho trovato un po' stucchevole e riempitivo. Meglio gli altri, tutto sommato.

Voto: 6,5

domenica 1 novembre 2009

UP - 3D


E parliamo di questo Up, che ha conquistato critica e pubblico come solo un film d'animazione della Pixar, ultimamente, riesce a fare. Ammettiamolo, questi geniacci riescono sempre ad arrivare al cuore dello spettatore. Ci riuscirono (e alla grande) con Wall-E, l'unico film a cui avrei mai dato 10, se in quel periodo fossi stato attivo con il blog, ci sono riusciti bene anche con Up! O perlomeno hanno azzeccato il mio gusto. Non so perchè, infatti, ma prendi due persone, fammele vedere da quando erano giovani a quando erano vecchie, fammi vedere la loro vita insieme, fammeli vedere fragili, anziani e malati ma ancora innamorati, fammi vedere il tempo che passa, uno dei due che muore e l'altro che ricorda i bei tempi andati, e sono un fiume di lacrime. Sul serio, fossero due sconosciuti, due razzisti seviziatori di animali e bambini, due scambisti poligami, non importa: con quegli ingredienti in pochi minuti sono da raccogliere col cucchiaino. E' capitato anche ad Up, che ha inoltre il pregio, come ho letto da qualche parte su Facebùk, di "farti passare dalle risate alle lacrime". Concordo. Il 3D, per la seconda volta consecutiva, non mi ha convinto, e comincio a credere che sia un problema della struttura della multisala. Tra i valori aggiunti che rendono questo film "grande", secondo me, le musiche, che mi hanno ricordato a tratti la colonna sonora di un altro must tra i miei film preferiti: Amelie. Anche il cortometraggio "Partly Cloudy", trasmesso prima di Up, è un piccolo gioiello in casa Pixar.

Voto: 9

venerdì 23 ottobre 2009

MC DONALD BATTE BURGER KING

Ero curiosissimo di provare Burger King. Tutti me l'avevano dipinto come il regno dei cieli: panini giganteschi colanti salsa, patatine croccanti e bibite infinite; chilometri e chilometri davanti all'inflazionato McDonald, insomma. E alla fine l'ho provato. Delusione su tutta la linea.
Partiamo dalle patatine. Mentre quelle del McDonald (quando sono calde - non bollenti nè tiepide) sono qualcosa di divino, salate al punto giusto, stile "una tira l'altra", quelle di Burger King, per usare un elegante giro di parole, non sanno di un cazzo. Mi era stato detto "quelle di Burger King sanno di patatine". A questo punto io faccio a meno del gusto del tubero e mi fiondo sulla buona plastica di qualità made in McDonald, se questa è l'alternativa. Voglio dire, se volessi il sapore autentico della patata al forno andrei al ristorante, io qui voglio il sapore.
Il panino. Quelli di Mc sono una garanzia; da Burger, essendo la mia prima volta, mi sono buttato sul whopper. Non era male, era effettivamente più grande di un classico panino della concorrenza (ma ciò giustificherebbe al pelo il prezzo più alto), però forse troppo intriso di salsa e dall'aria veramente, veramente malsana. Se mi avessero dato un agnellino appena nato con la foto dei genitori tra le zampine probabilmente mi sarei sentito meno sporco. Capisco che non vado nei fast food per dare un senso alla mia dieta cromatica, però vorrei evitare di mangiare direttamente colesterolo solido.
Anche l'ambiente non m'è piaciuto: du gatti e una corporate image che ricorda forse troppo quella dei cugini famosi. Magari in America è meglio Burger, non mi azzardo a dire di no, ma qui in Italia per me, d'ora in poi, sarà sempre e solo Mc.
E ora, dopo queste rievocazioni di novelle cousine, andrò avanti a insalata per i prossimi 3 giorni.

domenica 11 ottobre 2009

BASTARDI SENZA GLORIA


Un grande, grandissimo Tarantino. Era dai tempi di Kill Bill che non mi esaltavo così tanto per delle sana violenza gratuita. Tarantino è quello del sangue, del primo piano della pelle squarciata, degli arti che saltano e delle impietose inquadrature delle teste senza scalpi di cui ha arricchito questo film. Ad essere onesto, all'inizio mi ero abbattuto. Ma come? un altro film su ebrei e nazisti (dovete sapere che ho un blocco con questo genere, forse me ne han fatti sorbire troppo al liceo)? Invece - e qui entra in gioco la classe di un signor regista - il punto di vista trattato in questo senso non è solo quello ebreo, ma quello di ognuno di noi. Questo film riesce a coinvolgere totalmente lo spettatore, portandolo a detestare quegli sporchi nazisti come difficilmente riuscirebbe un film sull'Olocausto, portandolo a tifare per il gruppo dei "Bastardi senza gloria", dei "cacciatori di nazisti", nonostante non siano propriamente degli stinchi di santo. La capacità di far distinguere due tipi di cruda violenza in "dissennata, crudele e immotivata" (quella dei tedeschi) e in "dolorosa ma giusta, eccitante, grandiosa, geniale, quasi divertente" (quella dei bastardi) è il fulcro del film. Poco importa se in una società ideale la legge del taglione non dovrebbe esistere: qui la violenza trova ancora più violenza, ma è giusta perchè risiede nella finale vittoria dei "buoni". Chi non vorrebbe, nel rogo finale del film, rivedere i "nazisti dei giorni d'oggi", quegli sporchi ignoranti colmi d'odio che sanno solo rovinare la vita altrui? E per la prima volta in vita mia, a partire i titoli di coda, ho sentito gli applausi levarsi dalla sala.
Questo è Tarantino, signori, questa sarebbe la giusta fine della pagina più nera della nostra storia. E probabilmente lo sarebbe anche ora.

Voto: 8

martedì 1 settembre 2009

L'ERA GLACIALE 3 - 3D


L'avevo accennato in una "recensione" precedente: devo smetterla di andare al cinema in seconda serata. Per una questione di comodità di orari tendo sempre a scegliere lo spettacolo di 22 - 22.30. Poi, per una questione di comodità delle poltrone, tendo sempre a crollare miseramente perdendomi dieci-quindici minuti buoni di film. Che nel caso dell'Era Glaciale 3, compongono il 40% buono della trama principale. Ma sticazzi della trama, parliamo della grossa novità: il 3D. Secondo film che vedo con questa speciale nuova tecnologia e... che schifo. Nel senso, Mostri contro Alieni sicuramente non vincerà l'Oscar o il Nobel, però aveva un senso nel suo 3D: oggetti che ti venivano contro, scene in cui ti sembrava di poter toccare i personaggini... Nell'Era Glaciale niente di tutto questo, semplicemente la possibilità di vedere il mammut e gli altri leggermente più avanti rispetto allo sfondo. Deludente, per 11 euro di biglietto. Sì, avetecapitobbane: 11 euro. A parte questo - che potrebbe anche essere un limite della multisala, mica no - la trama era particolarmente poverella, anche in confronto agli altri due capitoli. Non ho ancora capito perchè non si può fare uno spin-off sullo scoiattolino in cerca di ghianda e mandare sulla strada Sid, l'elefantessa con la sgradevole voce di Roberta Lanfranchi, la tigre e tutte le inutili bestie della saga. Noiosi, prevedibili, avvincenti come un episodio qualsiasi de "Alla ricerca della valle incantata", con scene inutili e create solo per far risaltare un 3D che non risalta.
Si salvano solo 3-4 scene e altrettante battute divertenti. Per il resto, delude.

Voto: 5

sabato 18 luglio 2009

HARRY POTTER E IL PRINCIPE MEZZOSANGUE


Chiaramente contiene spoiler, non leggete se non conoscete la trama. Ma soprattutto non leggete le critiche in giro per il web. Non sono valide. Questo perchè il sesto capitolo della saga è di fatto il miglior Potter di tutti. Il maghetto cresce e arriva al penultimo anno nella scuola di magia. Tuttavia, quello che si è visto nei precedenti cinque film, confrontato al continuum dei libri della Rowling, era una sorta di fenomeno di due binari decisamente paralleli che, pur somigliandosi, non si sarebbero mai incrociati. Diverso Harry Potter 1 dalla sua riproposizione cinematografica, sempre più distanti i successivi. Aggiunte, rimozioni anche pesanti, sostituzioni, concetti stravolti. In alcuni casi ammetto di essere uscito dal cinema abbastanza deluso. Tuttavia, presa coscienza dell'ormai stra-detto "il libro è sempre meglio", anche l'opera sul grande schermo prendeva un suo senso così per come era. Nonostante l'inizio, questo sesto film aiuta a fare pace, più che con questo dualismo di sfida senza senso, con la fedeltà stessa alla storia di fondo. In troppi casi si sono tolti pezzi che, alla luce del finale, erano fondamentali. In tal senso "il principe mezzosangue" è il più fedele all'originale. Ci si può lamentare di un inizio delirante (ma cinematograficamente adeguato), di una ri-scrittura della scena della morte di Silente (idem), della mancanza del funerale (ovvio). Ma per il resto c'è tutto e anche qualcosa di più. La componente rosa è marcata, forse in qualche punto eclissa quella d'azione, ma a ragione, visto che combattimenti e spazi per lotte furibonde ed effetti speciali senza la possibilità di capire chi stia facendo cosa, abbonderanno nel settimo e nell'ottavo film. Ottimi gli attori, come sempre (tranne proprio Harry, mai piaciuto nè lui nè il doppiatore); le quasi tre ore passano davvero in una manciata di minuti. Assolutamente non adatto a chi non conosce storia e personaggi di Harry Potter (in effetti sarebbe assurdo cominciare ad avvicinarsi alla realtà potteriana partendo dal sesto film).

Voto: 7,5

lunedì 22 giugno 2009

AMICHE PER L'ABRUZZO: IO E IL CONCERTO

I giornali di oggi lo definiscono un successo, ieri le protagoniste hanno parlato di “un piccolo Woodstock al femminile” e di un concerto che entrerà nella storia della musica. Quello che si è visto ieri sera, 21 giugno 2009, allo stadio di San Siro, in effetti, è qualcosa che difficilmente verrà dimenticato da chi ha avuto la fortuna di vederlo e – grazie alla vasta copertura radiofonica – sentirlo. Duetti, performance, semplici contributi delle migliori voci italiane al femminile, che hanno saputo rendere unica una serata all’insegna della beneficienza. L’obiettivo, infatti, nobilissimo, era quello di una raccolta fondi per la costruzione di una scuola a L’Aquila, paese simbolo del terremoto abruzzese dell’Aprile scorso.
Da quando ho sentito parlare del progetto “Amiche per l’Abruzzo” ho realizzato che avrei fatto di tutto per essere presente, possibilmente in prima fila. Questo, ahimè, significava una sveglia puntata alle 6 e qualcosa come 17 ore in piedi, affidandomi, tra l’altro, agli storicamente tutt’altro che impeccabili mezzi pubblici milanesi. In coda dalle 8.30 della mattina, attendiamo pazientemente nelle serpentine fuori dal gate. Il posto, chiaramente, è nel prato. L’obiettivo, manco a dirlo, è battere il record del mondo sui 400 metri piani ed arrivare sotto il palco. La disorganizzazione tutta italiana, tuttavia, ci impone di allontanarci dai cancelli poco prima di mezzogiorno, vanificando, di fatto, ore di coda, visto che tre ragazzine con la fascia di Alessandra Amoroso ne approfittano per guadagnare metri preziosi. Una mentalità prettamente italiota che non perde occasione per riconfermarsi. Tant’è. Verso le 13 il primo falso allarme, le ore d’attesa dovranno essere altre 2: solo alle 15 si aprono i cancelli, veloce strappo del biglietto e parte lo sprint per un posto d’onore. Le ore di educazione fisica negli anni passati al liceo permettono un buon piazzamento, sono praticamente sotto il palco, con solo due persone davanti.


Il resto lo trovate qui

domenica 17 maggio 2009

ANGELI E DEMONI



Ci sono tre modalità di visione di questo film. Puoi averlo visto senza aver letto il libro, puoi averlo visto subito dopo aver finito il libro o puoi averlo visto a distanza notevole dalla lettura del romanzo. Per fortuna, ricadevo nell'ultimo gruppo. Il film in sè è bello, ben fatto, discretamente recitato (simpatica la presenza del nostro Favino, evidentemente apprezzato anche oltreoceano) e abbastanza intenso da rendersi gradevole e facile da seguire con entrambi gli occhi aperti anche nello spettacolo delle 23. Per quanto riguarda l'indice di fedeltà al libro, purtroppo, ci siamo meno. Pezzi tagliati, rivisitazioni un po' assurde e l'assoluta convinzione che il 90% del romanzo fosse più facilmente fruibile letto che recitato (penso all'elaborazione degli indizi, alle divagazioni fanta/storiche), fanno perdere qualche punticino specie agli appartenenti al secondo gruppo di cui sopra, che usciranno dalla sala inesorabilmente dicendo "era meglio il libro". Il punto è che è ovvio, è sempre meglio il libro (detto da uno la cui ultima lettura è stata una della linea blu del battello a vapore per una recensione delle medie, poi); il punto è cosa fa il film per non tradire il libro.
Meglio una riproposizione metodica e "alla lettera" o una più tagliata ma scorrevole, fruibile anche da chi non ha letto la versione cartacea? Probabilmente la seconda, perchè rende onore alla produzione cinematografica e si svincola dall'obbligo di una durata eccessiva e di uno svolgimento troppo farraginoso. In definitiva, bel film, abbastanza fedele alle attese.

Voto: 7

martedì 21 aprile 2009

MOSTRI CONTRO ALIENI - 3D



La forza di questo film sta tutta nel 3D, che è una figata senza precedenti. Il cartone, di per sè, è infatti chilometri sotto gli standard a cui Pixar e compagnia cantante ci stavano abituando coi vari Ratatouille e Wall-e, la trama di per sè non dice niente e la si potrebbe tranquillamente spacciare per quella di una puntata di Kim Possible su Nickoleodeon. Tutto questo, però, è un pretesto per sperimentare (graficamente con successo), la tecnica del 3D, che effettivamente coinvolge (soprattutto per la prima mezz'ora) lo spettatore in un modo completamente diverso. Poco importa se verso la metà mi sono clamorosamente addormentato (il prezzo da pagare andando sempre agli spettacoli delle due-tre di notte) perdendomi buona parte del senso del film, al risveglio ho potuto riammirare la fantastica grafica in stile "cinema dinamico" di Gardaland. Inoltre, voglio vedervi a piratarlo su internet. Come si fa? Unica pecca: ho dovuto ridare gli occhialetti spaziali a fine proiezione. Mi son sentito defraudato.

Voto: 7